MESSAGGI IN BOTTIGLIA – “6 di Novi Ligure o sei di Novi?”
La rubrica di questa settimana parla del gruppo creato su Facebook che in meno di un mese ha raccolto 3.500 persone che a Novi ci sono nate o vissute, perchè, citando Kahlil Gibran, Il ricordo è un modo di incontrarsi
La rubrica di questa settimana parla del gruppo creato su Facebook che in meno di un mese ha raccolto 3.500 persone che a Novi ci sono nate o vissute, perchè, citando Kahlil Gibran, ?Il ricordo è un modo di incontrarsi?
NOVI LIGURE – Se ad alcuni lettori questa domanda apparirà sibillina, altri, abituali frequentatori di Facebook, vi riconosceranno un sentimento di sano campanilismo che li riguarda. Le due alternative proposte sono sottilmente differenti: se scelgo la seconda significa che sono un cittadino di Novi di Modena, piccolo comune emiliano che nulla ha a che fare con chi opta con fierezza, e facendo i dovuti distinguo, per la prima ipotesi.
Infatti, “6 di Novi Ligure se…” è un gruppo creato su Facebook che nel giro di nemmeno un mese ha già raggiunto 3.500 persone che a Novi ci sono nate e/o vissute, che ne conservano ingiallite foto del passato o sgualciti ritagli di giornale, tutti rigorosamente pubblicati nel gruppo, che ne conoscono il dialetto e i segreti della cucina tradizionale, che rievocano i principali eventi storici e i suoi personaggi folkloristici.
Perché 6 di Novi Ligure se… ami questa cittadina di poco meno di 29.000 abitanti, “ad oggi un’attiva realtà commerciale ed industriale” come si legge su Wikipedia, con i suoi difetti e le sue carenze e se, nonostante queste, riesci a coglierne il fascino sottostante, anche ora che è un po’ sonnecchiante, come scrive Elsa in quella che sembra una chiamata a raccolta per i novesi: “…comunque questa mattina sono andata in giù a bere un caffè e comprare due pasticcini…il deserto…la desolazione più totale […]ma quelle domeniche in cui i novesi andavano a messa…si fermavano in pasticceria per un aperitivo e a comprare le paste…una chiacchierata sotto i portici…poi a casa per il pranzo con la famiglia…dove sono finiti?”.
Chissà, forse sono seduti davanti al computer, dove interagiscono in quella piazza socio-virtuale che è Facebook, che con le sue infinite potenzialità relazionali e comunicative e il travalicare di qualsiasi limite fisico e spazio-temporale, ha dato vita a questo fenomeno gruppale così esaltante e contagioso da far nascere l’idea di realizzare un evento che ci possa riunire concretamente, concedendoci di prendere di nuovo possesso della realtà tangibile e non solo virtuale, dell’esserci e non solo del sembrare. “Ricordi ed emozioni così familiari e piacevoli…già il tempo passa e tutto cambia…che peccato però!” scrive ancora Elsa, e qualcun altro si chiede dove siano finiti i novesi del 1964, perché quest’anno sono 50 e mica si può fare finta di niente!
E ancora, si pubblicano foto sperando che le persone si riconoscano, frasi in dialetto si susseguono nella pagina del gruppo scatenando una corsa al primo che ne conosce il significato corretto, perché, si sa, “a Növe ée pü lucu u sóuna èe viuléin”! Difficile dire se avrà successo l’idea dell’incontro reale tra i membri del gruppo. In fondo, il virtuale ha il senso di consentirci di mantenere quello spazio di in-conosciuto che è protettivo proprio rispetto al dover fare i conti con i cambiamenti ed i propri e altrui limiti, con l’inevitabile progredire dell’età e di una realtà troppo spesso così diversa da come l’avevamo immaginata.
“Il ricordo è un modo di incontrarsi” (Kahlil Gibran).