La falesia del Neirone, meta dei climber
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Sara Moretto - s.moretto@ilnovese.info  
21 Febbraio 2014
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La falesia del Neirone, meta dei climber

Aperta nel 1988, la roccia di Gavi da più di vent'anni raduna giovani arrampicatori da tutta la provincia, oltre che da Genova, Pavia e Milano. Costituita interamente da arenaria, la roccia gaviese conta quasi 70 vie per l’arrampicata, dalle più facili e praticabili anche da neofiti, alle più complesse

Aperta nel 1988, la roccia di Gavi da più di vent'anni raduna giovani arrampicatori da tutta la provincia, oltre che da Genova, Pavia e Milano. Costituita interamente da arenaria, la roccia gaviese conta quasi 70 vie per l?arrampicata, dalle più facili e praticabili anche da neofiti, alle più complesse

GAVI – Nascosta nella valle del Neirone, all’ombra del Forte, si trova la falesia di Gavi, una realtà che da più di vent’anni è meta degli amatori del free climbing, sport che conquista sempre più successo tra giovani e meno giovani. Costituita interamente da arenaria, la roccia gaviese conta quasi 70 vie per l’arrampicata, dalle più facili e praticabili anche da neofiti, alle più complesse. Per conoscere questa realtà più da vicino, abbiamo parlato con gli arrampicatori che sulle rocce di Gavi spendono fatica e sudore. Parlano di “tiri” e “gradi”, il loro linguaggio è tecnico, il gergo è quello di chi in questo sport non vede un passatempo, ma una passione e uno stile di vita.

“Nel 2008 abbiamo festeggiato i vent’anni dall’apertura di questa parete, ferrata nel 1988 – spiega Claudio Ghia, arrampicatore esperto che questa struttura l’ha vista nascere –. Ad arrampicare qui vengono ragazzi da tutta la provincia, oltre che da Genova, Pavia e Milano. Per loro questa è palestra perfetta per gli allenamenti”. Ma cosa rende speciale questa realtà nascosta nel verde? “La falesia è totalmente in arenaria, un roccia sabbiosa, un po’ problematica in caso di pioggia, ma con caratteristiche che compensano questi disagi. La parete inoltre è esposta al sole per tutto il corso della giornata e questa è una condizione invidiabile nella stagione fredda, quando, anche nei mesi di dicembre e gennaio, qui è possibile scalare dal mattino sino a metà pomeriggio”.

Un gioiello, immerso nella natura, rimasto in sordina rispetto alle più famose pareti liguri, nonostante abbia visto tanti climber muovere i primi passi. “Gavi è il posto dove ho iniziato a scalare e ci sono molto affezionato – testimonia Edoardo Oddone, giovane climber – Ogni piccola vittoria ottenuta qui è indimenticabile e ora tutte le volte che sconfiggo qualche parete, mi viene in mente che una parte di quel risultato e dovuto alla falesia di Gavi”.

“Da quando la parete è stata aperta agli sportivi, della ferratura e della manutenzione della parete ci occupiamo, unicamente per passione, noi arrampicatori – continua Claudio – Questa realtà, sottovalutata, vede tanti giovani del novese e dell’ovadese avvicinarsi a questo bellissimo sport, ma purtroppo viene troppe volte dimenticata. Sarebbe bello se questa realtà fosse più pubblicizzata, così da attirare più sportivi”. A chiudere è Enrico Grassano, altro arrampicatore che sulle pareti di Gavi si è fatto le ossa: “La parete è attrezzata bene e va tenuta da conto. Tutti abbiamo mosso i primi passi a Gavi, quindi le vogliamo bene”.

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