Overdose fatale, la val Borbera piange Fabio
Un 42enne di Pallavicino perde la vita per un'iniezione di eroina. L'uomo era seguito dagli psicologi del servizio di contrasto alla tossicodipendenza ma non riusciva a trovare un posto in una comunità di recupero. Era finito nella spirale della droga quando era rimasto senza lavoro.
Un 42enne di Pallavicino perde la vita per un'iniezione di eroina. L'uomo era seguito dagli psicologi del servizio di contrasto alla tossicodipendenza ma non riusciva a trovare un posto in una comunità di recupero. Era finito nella spirale della droga quando era rimasto senza lavoro.
SERRAVALLE SCRIVIA – Nel cruscotto dell’auto, una lettera inviata dal servizio di contrasto alla tossicodipendenza: una serie di appuntamenti, di incontri, di controlli, con cui medici e psicologi dell’Asl puntavano a farlo uscire dal giro della droga. Purtroppo però quell’eroina iniettata in vena è stata più rapida. Fabio Cavalieri è morto così, ucciso quasi certamente da un’overdose fatale a 42 anni.
Il cadavere dell’uomo è stato trovato questa mattina, sabato 22 febbraio, davanti all’ingresso principale del cimitero nuovo di Serravalle Scrivia, in via Gambarato. Il custode del camposanto aveva già notato quell’auto, una Mitsubishi Colt Cz3, all’ora di apertura dei cancelli. Alle 11.25 la vettura era ancora lì. Così ha guardato bene dentro l’abitacolo, e ha scorto il corpo del 42enne: immediato l’allarme al 118, ma per Cavalieri non c’era più niente da fare. Era morto probabilmente da alcune ore. Testimoni hanno infatti riferito di aver visto la Mitsubishi grigia già ieri era.
Per il medico legale ci sarebbero pochi dubbi sulla dinamica dei fatti. Gli agenti della polizia municipale di Serravalle, al comando di Ezio Bassani, sull’auto hanno rinvenuto gli strumenti di morte che Cavalieri ha usato per “bucarsi” un’ultima volta. In tasca pochi spiccioli: forse i soldi li aveva usati per procurarsi la dose che gli è stata fatale.
Fabio Cavalieri abitava a Pallavicino, in val Borbera, con gli anziani genitori e un fratello. In passato aveva lavorato come muratore e come manovale, ma un paio di anni fa aveva perso il lavoro e da allora era finito nella spirale della droga. Con l’aiuto dei parenti e degli amici aveva preso una strada lunga, difficile da percorrere, ma l’unica che potesse restituirgli un’esistenza degna di essere vissuta: la strada della riabilitazione. Nessuna comunità di recupero, però, si era detta disposta ad accoglierlo, tutti i posti erano già occupati: quella della droga sembra essere una tragedia dimenticata ma continua a mietere vittime. E così è morto Fabio, accanto a una lettera di appuntamenti che non potrà più rispettare.