Comunità di recupero, pochi fondi e liste d’attesa infinite
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Elio Defrani - e.defrani@ilnovese.info  
26 Febbraio 2014
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Comunità di recupero, pochi fondi e liste d’attesa infinite

La retta versata dalla Regione per i centri che danno aiuto ai tossicodipendenti risulta la più bassa, paragonata a quelle versate per le strutture che assistono malati psichiatrici, disabili o minori. Inoltre, spiega Fabio Scaltritti, "La lista di attesa per entrare è di decine di persone che aspettano mediamente 18 mesi"

La retta versata dalla Regione per i centri che danno aiuto ai tossicodipendenti risulta la più bassa, paragonata a quelle versate per le strutture che assistono malati psichiatrici, disabili o minori. Inoltre, spiega Fabio Scaltritti, "La lista di attesa per entrare è di decine di persone che aspettano mediamente 18 mesi"

CRONACA – Settanta euro al giorno per ciascun ospite. È quanto paga la Regione Piemonte alle comunità accreditate che danno aiuto ai tossicodipendenti. È la retta più bassa, se si considera che un posto in una struttura per malati psichiatrici costa 160 euro al giorno (la retta è di 90 euro nelle residenze per anziani, di 120 nelle strutture per disabili, di 130 nelle comunità per minori). “La settimana scorsa abbiamo chiesto al canile di Alessandria di ospitare il cane di una persona senza tetto per cinque giorni e ci hanno chiesto una retta di 25 euro al giorno. Per un cane”.

Il paradosso è lampante. Le parole sono quelle di Fabio Scaltritti, presidente della Comunità San Benedetto al Porto e membro della Consulta nazionale antidroga istituita dal governo. In provincia di Alessandria sono tre le comunità di recupero per tossicodipendenti fondate da don Andrea Gallo e accreditate con l’Asl: si tratta della “Rangone” di Frascaro, della “Nicolao” di Bergamasco e della “Mandela” di Visone. Complessivamente potrebbero ospitare 45 persone in difficoltà, ma attualmente i posti occupati sono solo 13. E di questi 13 “pazienti”, solo 2 sono stati inseriti su richiesta dell’Asl. Sempre in provincia, ci sono altre due comunità – la ArcaKades di Melazzo e la Cascina Abele di Murisengo – ma anche qui l’Asl non ha inserito più di tre persone.

Con tanti posti a disposizione, come è possibile che Fabio Cavalieri, il valborberino che sabato ha perso la vita presumibilmente a causa di una overdose, non abbia trovato rifugio presso una delle comunità della provincia? “Semplicemente non è possibile – spiega Scaltritti – A noi non è mai arrivata alcuna richiesta di accoglienza”. Il problema allora dove sta? “Sta nei tagli al budget, nella distorsione di un sistema sanitario sempre più ‘aziendalistico’ e nell’ottusità di burocrati e amministratori attenti solo ai bilanci. Con buona pace del diritto alla salute sancito dalla Costituzione”, afferma ancora Fabio Scaltritti.

Il rappresentante della comunità di San Benedetto mette allo scoperto i meccanismi dell’apparato pubblico: per il 2013 la Regione ha stanziato una certa cifra per le comunità di recupero, ma poi non ha erogato i fondi. In mezzo c’è l’Asl, che materialmente avrebbe dovuto girare i soldi alle varie comunità. La delibera regionale dell’agosto 2013 – quella che ha assegnato il budget per comunità – è rimasta lettera morta. L’Asl spende per le comunità alessandrine che si occupano di tossicodipendenze meno di 50 mila euro all’anno e per le comunità in generale meno di 200 mila euro.

“La lista di attesa per entrare in una comunità di recupero è di decine di persone che aspettano mediamente 18 mesi (ovviamente i pochissimi che reggono un periodo di attesa così lungo)”, rincara la dose Scaltritti. Che lancia un altro allarme: a causa del taglio dei fondi, “è diffusa anche tra i servizi pubblici la pratica di inviare persone in comunità senza accreditamento della Regione”. Un paradosso, se si considera che nell’ultimo decennio solo la Comunità di San Benedetto ha speso 10 milioni di euro per mettere a norma le sue strutture e conservare l’accreditamento regionale.

Un’altra pratica contestata dal responsabile della Comunità San Benedetto è quella della “stima del fabbisogno”. In provincia circa 2 mila pazienti sono seguiti dai servizi contro la tossicodipendenza, “ma le stime del fabbisogno di posti comunità non vengono fatte sulla base delle reali necessità bensì sulla base dei fondi a disposizione. Così le liste di attesa si allungano. E qualcuno nel frattempo muore”.

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