Mancano i bambini, addio al nido
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Sara Moretto - s.moretto@ilnovese.info  
26 Febbraio 2014
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Mancano i bambini, addio al nido

Il baby parking La fabbrica dei sogni, aperto nel 2007, rischia la chiusura per carenza di iscritti. "I bimbi affidati alle nostre cure ora sono venti - dichiara la titolare, Chiara Collarà -, ma per il prossimo anno abbiamo raccolto solo sette adesioni". L'allarme è stato diffuso dai genitori dei piccoli ospiti

Il baby parking La fabbrica dei sogni, aperto nel 2007, rischia la chiusura per carenza di iscritti. "I bimbi affidati alle nostre cure ora sono venti - dichiara la titolare, Chiara Collarà -, ma per il prossimo anno abbiamo raccolto solo sette adesioni". L'allarme è stato diffuso dai genitori dei piccoli ospiti

GAVI – Gavi rischia di perdere il suo asilo nido. La chiusura sembra infatti l’unica prospettiva possibile per La fabbrica dei sogni, il baby parking aperto nel 2007 e che ora è alle prese con una forte carenza di iscritti. La notizia si è divulgata grazie all’appello lanciato dalle mamme e dalle famiglie di alcuni piccoli ospiti, le quali seminando volantini e manifesti per il paese hanno espresso tutta lo loro preoccupazione davanti alla possibilità di perdere questo servizio.

“Il nostro problema principale è la mancanza di bambini – racconta la titolare, Chiara Collarà -. Ora i piccoli affidati alle nostre cure sono venti, ma per il prossimo anno abbiamo raccolto solo sette adesioni”. Nonostante l’accorata difesa portata avanti dalle famiglie, che nei manifesti di appello descrivono La fabbrica dei sogni come “un ambiente sicuro e stimolante, dove l’attenzione per l’igiene e la pulizia è massima”, il destino dell’attività sembra segnato.

“Lo Stato non ci tutela – continua la titolare -. Il nostro è un servizio utile, ma nei paesi vicini gli asili comunali spesso accolgono bambini a partire dai due anni di età, proponendo rette rispetto alle quali, noi non possiamo essere competitivi. L’associazione Esercenti di Gavi si era offerta di darci una mani, ma questa è una vera e propria impresa e dopo sette anni dall’apertura dovremmo riuscire a rimanere in piedi autonomamente. Purtroppo ci rendiamo conto che la crisi gioca un ruolo determinante”.

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