Da Napolitano a Renzi, la lunga rincorsa di Morando
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Elio Defrani - e.defrani@ilnovese.info  
1 Marzo 2014
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Da Napolitano a Renzi, la lunga rincorsa di Morando

L'ex senatore novese fa il suo ingresso nell'esecutivo. Sarà viceministro dell'Economia, uno dei ruoli chiave del governo. Eletto per la prima volta nel 1994, nel 2013 non si era ripresentato: "Per coerenza con le mie posizioni politiche"

L'ex senatore novese fa il suo ingresso nell'esecutivo. Sarà viceministro dell'Economia, uno dei ruoli chiave del governo. Eletto per la prima volta nel 1994, nel 2013 non si era ripresentato: "Per coerenza con le mie posizioni politiche"

ROMA – Non è mai stato “uno dei tanti”. E non lo sarà nemmeno ora. Anzi: a lui è stato affidato uno dei ruoli chiave dell’esecutivo Renzi. Parliamo di Enrico Morando, l’ex senatore novese che da ieri è ufficialmente viceministro dell’Economia. Farà parte di una squadra che da ieri – con la nomina di 44 sottosegretari di cui 9 viceministri – ha raggiunto quota 62. A Morando toccheranno alcuni tra i dossier più scottanti e più urgenti per il rilancio economico del nostro Paese.

“È una nomina che mi fa ovviamente molto piacere – ha detto il 63enne originario di Arquata Scrivia – perché sancisce il riconoscimento della competenza che ritengo di avere sul fronte della politica economica. A ciò si aggiunge che sarò chiamato a collaborare con una persona del calibro di Pier Carlo Padoan”.
Morando arriva in Via XX Settembre al termine di una lunga carriera politica, cominciata nel Pci, passando poi per il Pds e i Ds, fino alla nascita del Partito Democratico. Senatore per la prima volta nel 1994, viene rieletto nel 1996, nel 2001, nel 2006 e nel 2008. Nel 2001, al congresso di Pesaro dei Ds – quello che vide eletto Piero Fassino – è firmatario di una delle tre mozioni congressuali, di stampo “ulivista” e liberalsocialista. Con Walter Veltroni segretario del Pd, è responsabile economia e coordinatore del “governo ombra”.

Nel 2013, Morando decide di non ricandidarsi alle elezioni politiche: “Ho sostenuto con convinzione entrambe le campagne di Matteo Renzi per le primarie, in cui è stato posta con decisione la questione del rinnovamento. Della rottamazione, l’ha chiamata qualcuno. Sono stato coerente con le mie idee e non mi sono ripresentato. Questo non significa che abbia smesso di occuparmi attivamente di politica e in particolare del settore che conosco meglio, quello della politica economica”.

Nel 2013, Morando ha infatti un ruolo di primo piano tra gli estensori del programma dell’attuale presidente del consiglio in vista delle primarie. Con Giorgio Tonini, Antonio Funiciello e Dario Parrini redige “Un’agenda per Renzi”, un manifesto riformista per il nuovo segretario.
Nel 2010 ha anche pubblicato il saggio “Riformisti e comunisti? Dal Pci al Pd. I miglioristi nella politica italiana”. Morando è sempre stato un’esponente di spicco della corrente “migliorista” del Pci, quella che aveva come leader Giorgio Napolitano. Fonti di stampa riferiscono che proprio l’attuale inquilino del Quirinale avrebbe particolarmente apprezzato la nomina dell’ex senatore novese a viceministro dell’Economia. E a chi gli chiede se Renzi lo abbia scelto per una questione di equilibri interni al Pd oppure per le sue idee in campo economico, Morando risponde senza falsa modestia: “Se trovate un politico italiano più competente di me in materia di bilanci statali…”.

Non è una battuta: dal 1996 in poi, ogni volta che c’è da formare un nuovo governo, il nome del politico arquatese spunta fuori. Vuoi come ministro, vuoi come sottosegretario, sempre in àmbito economico, ovviamente. Alla fine era sempre rimasto fuori dai giochi, a causa – in questo caso sì – dei vari accordi di corrente. Ora che è arrivato nel governo, però, dei provvedimenti che vorrebbe vedere approvati Morando non parla: “Prima è necessario il confronto con Padoan e con l’esecutivo”.

Oratore capace di tenere inchiodato il pubblico alla sedia anche quando tratta complicati problemi di economia pubblica, qualche compagno di partito lo ricorda quando, nella sua Novi, gli rinfacciarono di appartenere alla corrente liberal. “Beh, se il contrario di ‘migliorista’ è ‘peggiorista’, preferisco appartenere alla prima categoria”.

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