PENSATE DI STILE – Milano Fashion Week
La settimana della moda da poco conclusa ha attirato nel capoluogo ligure giornalisti, buyers, icone fashion per giornate ricche di eventi e stravaganze. Scopriamo quali hanno lasciato più il segno
La settimana della moda da poco conclusa ha attirato nel capoluogo ligure giornalisti, buyers, icone fashion per giornate ricche di eventi e stravaganze. Scopriamo quali hanno lasciato più il segno
NOVI LIGURE – Dopo New York e Londra, si è conclusa da poco la Milano Fashion Week, subito seguita da Parigi. Giornalisti, buyers, blogger, icone fashion e semplici interessati sono affluiti nella nostrana capitale della moda per partecipare ad una settimana densa di eventi. Sfilate, presentazioni di marchi e nuove collezioni, cocktail promozionali: anche quest’anno Milano ha dato il suo meglio, accogliendo folle eccentriche di addetti ai lavori – e non solo.
Le sfilate (già per l’ Autunno Inverno 2014/2015), nonostante le code e i ritardi, hanno soddisfatto le aspettative del pubblico, consacrando a Grandi della Moda i più famosi nomi italiani. Bellissimo è stato lo show di Giorgio Armani che ha sdoganato il grigio eleggendolo a colore portante della sfilata.
Abbinato a bianchi lattei, azzurri cerulei e verdi lime, il grigio diventa un passe partout per ogni occasione: vediamo infatti tailleur grigi in perfetto stile Armani, abiti da sera, pellicce e il pezzo cult, pantaloni morbidi, corti alla caviglia, così larghi e fluenti da sembrare una gonna. Tra gli altri italiani acclamati: Missoni, Laura Biagiotti, Dolce & Gabbana, Gucci, Salvatore Ferragamo, solo per citarne alcuni. Sfilate intense, queste, che per originalità, classe ed eleganza, hanno meritato il plauso della critica.
Tuttavia la più chiacchierata è stata la sfilata di Moschino. La Maison, amata e rinomata per il suo stile
E infatti, seguendo una linea di pensiero facilmente definibile dalla proposizione “Fast Food / Fast Fashion”, le modelle hanno indossato abiti gialli e rossi mostrando su vassoi da portata borsette matelassé e accessori a forma pacchetti di patatine.
Il tutto seguito da completi hip-hop con catene, loghi ed intimo a vista, maxi maglioni con stampe a forma di SpongeBob, la spugna dei cartoni animati, e abiti da sera creati da quelle che sembrano essere confezioni di junk food. Un’ironia, tipica del marchio, che portata al suo eccesso diventa inno all’epoca del consumismo, dove le mode cambiano al ritmo dei menù del Mc Donald’s. Eppure, nonostante frotte di giornalisti abbiano gridato al puro genio, c’è da chiedersi: Jeremy Scott, autore degli esagerati maglioni cartoon, merita davvero il titolo di genio del fashion? Questa sfilata è stata davvero frutto di un percorso di ricerca estetica e stilistica o, piuttosto, è stata una mossa commerciale?
Proprio quando di Moschino non si parlava più, ecco la svolta: uno show-shock, da amare o odiare, che da giorni è al centro di ogni genere di dibattito. Perché come diceva Oscar Wilde, che di stile e tendenze se ne intendeva: “Nel bene o nel male, purchè se ne parli”; e in questo Jeremy Scott ha colto nel segno. Di Moschino, ora, ne parla chiunque.