“Invisibile” da quasi 30 anni, torna la Trinità
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Redazione - redazione@ilnovese.info  
10 Marzo 2014
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“Invisibile” da quasi 30 anni, torna la Trinità

La statua, uno dei simboli sacri della città, sarà integralmente restaurata al finanziamento della Fondazione San Paolo, conquistato con il bando "Tesori Sacri". L'operazione per salvare questo patrimonio culturale si lega al futuro Museo civico di Novi. Tedeschi: "Per il recupero il Comune non spenderà un euro"

La statua, uno dei simboli sacri della città, sarà integralmente restaurata al finanziamento della Fondazione San Paolo, conquistato con il bando "Tesori Sacri". L'operazione per salvare questo patrimonio culturale si lega al futuro Museo civico di Novi. Tedeschi: "Per il recupero il Comune non spenderà un euro"

NOVI LIGURE – Uno dei simboli sacri di Novi sarà restituito ai novesi. Si tratta della settecentesca statua della chiesa della Santissima Trinità che i novesi, in realtà, non vedono sfilare durante la processione del Corpus Domini, dal 1975. Per cui si parla di un’opera d’arte che i giovani non conoscono, se non dalle foto pubblicate su vecchi volumi. Sarà integralmente ristrutturata grazie all’accesso del finanziamento della Fondazione San Paolo (bando “Tesori sacri”) e del contributo della Cassa di Risparmio di Torino.

L’operazione di recupero e di restauro riguarda il patrimonio artistico-religioso, oltre che culturale, collegato al futuro Museo civico di Novi (ideato proprio nella chiesa della Trinità) e ai tesori d’arte, alcuni dei quali sono stati recentemente restaurati (esposti ancora oggi al Museo dei Campionissimi) sempre grazie al bando regionale, riferito però al 2011.

“Per recuperare queste tele, appunto nel 2011, il Comune partecipò a questo bando ottenendo circa 60 mila euro – spiega l’assessore alla Cultura, Simone Tedeschi [in foto] – per cui, ora il Comune potrà continuare a recuperare altre importanti opere, dopo le tele restaurate, per arrivare ad allestire il Museo civico in preparazione ala chiesa della Trinità. Grazie al bando di tre anni fa abbiamo quindi recuperato le tele oggi in esposizione al Museo dei Campionissimi, impiegando circa 58 mila euro. Mentre abbiamo avuto la notizia anche dell’accesso al bando 2013 che ci permetterà, con altri 60 mila euro, di recuperare la statua”.

“Ovvio che i fondi che percepiremo, sono destinati da fondazioni bancarie esclusivamente a questo scopo. Per cui il Comune non spenderà un euro. Lo sottolineo per allontanare quelle polemiche che spesso, strumentalmente, si ripropongono quando si presentano simili circostanze – dice Tedeschi – A differenza del restauro delle tele, avvenuto in vari anni in un laboratorio di Brescia indicato dalla Sovrintendenza, questa volta la statua della Trinità non si muoverà dalla città e sarà restaurata da una ditta specializzata di Genova. Anzi, col placet della Sovrintendenza stiamo attuando un’operazione unica nel suo genere. Allestiremo il laboratorio all’interno della Trinità, dove ogni giorno i novesi potranno seguire, passo dopo passo, tutte le fasi che restituiranno alla città un’opera d’arte inestimabile”.

Si tratta di una rappresentazione del Padreterno con Gesù – precisa la direttrice delle strutture museali di Novi, Chiara Vignola, che ha coordinato il progetto – e risale al 1709. Fu costruita dagli artigiani Pio Mario Bovone e Paolo Serra. Siamo però sulle tracce dell’artista che la progettò, studiando documentazioni dell’epoca. La grossa statua è una rarissima manifattura di cartapesta e cotone con preziosi ricami, come si usava in Italia meridionale. Questo la rende ancora più rara. La restaureremo creando un cantiere in città, a cui parteciperanno i cittadini e le scuole”.

“Due sono le principali tecniche della cartapesta delle quali si ha testimonianza in Italia a partire dal Seicento – afferma Vignola – La prima, che prevede l’applicazione di fogli sovrapposti e incollati tra loro, sfugge alle fonti storiche, mentre la seconda usa la carta macerata. Elemento comune per i due procedimenti, denominati “cartapesta”, è l’utilizzo del medesimo materiale e la formatura entro una controforma al negativo. Vengono utilizzati come materia prima di partenza, rottami di carta da cui si ottiene un materiale plastico piuttosto uniforme, come quasi un unguento, ottenuto dal pestaggio della carta nel mortaio al fine di sfibrarla. In alcune occasioni, per rinforzare l’impasto, si aggiungeva segatura, cellulosa, sabbia, creta e polvere di calcare”.

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