Treni di Gpl a San Bovo
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Redazione - redazione@ilnovese.info  
26 Marzo 2014
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Treni di Gpl a San Bovo

Lo scalo è presidiato e attivo, ma perchè non si parla più del piano d'emergenza sul gpl? Molinari: "Le preoccupazioni degli abitanti di San Bovo, di Novi, oltre ai lavoratori del vicino stabilimento Ilva, sono legittime". Ma i Vigili del Fuoco tranquillizzano: "Il sito in questione non rientra affatto nel rischio di incidenti di rilievo"

Lo scalo è presidiato e attivo, ma perchè non si parla più del piano d'emergenza sul gpl? Molinari: "Le preoccupazioni degli abitanti di San Bovo, di Novi, oltre ai lavoratori del vicino stabilimento Ilva, sono legittime". Ma i Vigili del Fuoco tranquillizzano: "Il sito in questione non rientra affatto nel rischio di incidenti di rilievo"

NOVI LIGURE – Treni di gpl a San Bovo. Chi pensa che lo scalo ferroviario novese sia una sorta di villaggio fantasma sbaglia di grosso. Lo scalo è sempre presidiato e attivo, anche se lontanissimo dai fasti trascorsi, ma soprattutto viene oggi utilizzato per comporre treni che convogliano cisterne di gas di petrolio liquefatti provenienti dalla Lombardia e dalla Liguria, per comporre convogli destinati in tutta Italia.

Ma perché non si parla più del piano d’emergenza sul gpl dello scalo ferroviario di San Bovo, tanto sbandierato nel 2010 quando avvenne la perdita da una ferro cisterna? L’interrogativo se lo pongono soprattutto gli abitanti del paese alla porte di Novi, situato a ridosso dello scalo, oggi sottodimensionato rispetto alle sue potenzialità, con un passato importante basato sulla logistica.

Oggi sappiamo che a San Bovo si formano i convogli deputati a trasportare gpl con le stesse modalità di quando avvenne la tragedia di Viareggio – spiega Alessandro Molinari, candidato sindaco per la lista “A Sinistra” – Le preoccupazioni degli abitanti di San Bovo, di Novi, oltre ai lavoratori del vicino stabilimento Ilva, sono legittime. Poco dopo quella sciagura anche a Novi si dovette intervenire per staccare una cisterna di gpl che perdeva gas, da un convoglio. Scoprimmo allora che questi treni vengono tuttora composti proprio a Novi [provenienti in prevalenza dall’insediamento di Trecate o dal porto di Voltri; ndr]. Che fine ha fatto il piano d’emergenza? Viene applicato? Potremmo conoscerlo?”.

“Le Ferrovie – spiega il funzionario del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, Ciro Bolognese – quando ci fu la perdita di gpl allo scalo di San Bovo, per mezzo di una propria società aveva prodotto una pianificazione di emergenza, per avere la disponibilità di un binario specifico sul quale fare le operazioni, lontano dai luoghi abitati. San Bovo non rientra nel rischio di incidenti di rilevanza ed è sotto la diretta responsabilità del gestore, ovvero le ferrovie. Per le caratteristiche della normativa attuale, le Ferrovie non hanno un obbligo di comunicazione diretta verso noi, come avviene, a esempio, sui transiti di materiale radioattivo di cui invece c’è l’obbligo di avvertire preventivamente. Per il gpl non è così. In merito a ciò, abbiamo fornito consulenza tecnica sulle procedure di emergenza”.

La stazione di Novi, così com’è fatta oggi e lo scalo di San Bovo, non servono per nulla alla città – aggiunge il progettista Dario Ubaldeschi, in quota Forza Italia, che da anni si batte per lo spostamento della stazione – La linea ferroviaria taglia la città in metà, privandola oltre 10 ettari di terreno che potrebbero essere adibiti a spazi pubblici. Senza contare il pericolo incombente dei vagoni di gpl che comunque continuano a formarsi a San Bovo. Ricordiamo che due ore prima di esplodere a Viareggio, quel convoglio transitò nel centro di Novi col rischio di provocare almeno 300 morti. Sarebbe utile che perlomeno ci spiegassero quale sia il piano d’emergenza in caso di incidenti”.

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