Parco Castello, il rischio è la desertificazione
Da anni, ogni tentativo per ridare vita a questo importante polmone verde sembra destinato a fallire. Qual è la spiegazione? Intanto fumata nera per lincontro tra il Comune e gli esponenti del Progetto Outdoor, il soggetto che gestisce larea che tre anni fa era stata trasformata nel parco avventura
Da anni, ogni tentativo per ridare vita a questo importante polmone verde sembra destinato a fallire. Qual è la spiegazione? Intanto ?fumata nera? per l?incontro tra il Comune e gli esponenti del ?Progetto Outdoor?, il soggetto che gestisce l?area che tre anni fa era stata trasformata nel parco avventura
NOVI LIGURE – Ci sarà una ragione, per la quale molte iniziative imprenditoriali con successo in altre città, a Novi non decollino? Tralasciandone alcune legate al commercio, il parco Castello è l’esempio emblematico. Tutti ricordiamo la brutta fine della discoteca all’aperto, “Camelot”, il penultimo tentativo di gran rilancio di questo importante polmone verde, naufragato alcuni anni fa perché arrecava troppo disturbo agli abitanti del centro storico. Non si presero provvedimenti, benché attirasse centinaia di giovani tutte le sere d’estate e il parco Castello diventò luogo abbandonato, snobbato anche dalle famiglie, il cui lontano ricordo di frequentazione risale come minimo agli anni Sessanta.
Adesso, con buone possibilità, dopo un tentativo d’impennata con il “Parco avventura”, l’area verde rischia di desertificarsi. Le prime avvisaglie ci sono: gruppetti di ragazzotti che non trovano di meglio che scagliare pietre verso il basso prendendo per bersagli abitazioni e automobili posteggiate. Per non parlare dell’incuria.
La spiegazione, dicevamo? Novi è una città conservatrice, impermeabile alle novità di un parco avventura unico in Europa o di un night “a cielo aperto”. Non dimentichiamo neppure che i mugugni c’erano stati anche per due importanti eventi organizzati “nel mezzo”: il concerto del grande Nicola Arigliano e il recital del mito del teatro italiano, Arnoldo Foà. E che dire dei tentativi di recuperare la zona attraverso un paio di ristoranti di pregio? Tutto “in mona”, per dirla alla veneta. Forse la vita comoda della televisione vista dal divano, prevale persino su chi potrebbe e dovrebbe organizzare stagioni musicali, eventi ludici e sportivi.
Intanto lunedì c’è stata la “fumata nera” nell’incontro tra il Comune e gli esponenti del “Progetto Outdoor”, il soggetto che gestisce l’area del Castello che tre anni fa era stata trasformata nel “parco avventura in concentrico urbano più grande d’Europa”. Almeno così sarebbe dovuta diventare, in base al progetto, la zona del parco Castello. “Non c’è un piano di rilancio e neppure il partner che la gestione del parco avventura aveva preannunciato – dicono dal settore Lavori pubblici del Comune – Non crediamo quindi che subentrino le forze economiche per poter riprendere l’attività in primavera, a meno dell’ingresso straordinario di un socio che per il momento non è prospettato. Il Comune non può prendersi carico delle strutture che erano state installate dalla precedente gestione di “Progetto Outdoor”, in base al contratto. Gli accordi prevedono anche la manutenzione dell’area, compreso l’affidamento all’attuale gestore, sino alla fine del 2014”.
Dal Comune non escludono l’applicazione di eventuali sanzioni, qualora non venissero rispettati i termini contrattuali. I 35 mila metri quadrati del parco Castello (“verde storico”) non sarebbero compresi nel programma di manutenzione del verde e pertanto le competenze spetterebbero a chi dovrebbe condurre il Parco Avventura. Il progetto, partito sotto buoni auspici, in passato non è stato condotto come annunciato, arrivando persino al pignoramento giudiziario delle attrezzature. Situazione che aveva fatto perdere a Progetto outdoor parecchi finanziamenti privati, tra cui quello della Novi-Elah-Dufour.