Pernigotti, primi malcontenti in agguato
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Redazione - redazione@ilnovese.info  
7 Aprile 2014
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Pernigotti, primi malcontenti in agguato

Lo stabilimento novese, ceduto alla fine dell’anno scorso al gruppo turco Toksöz, lamenta infatti una prima criticità. La proprietà non avrebbe ancora fissato l’incontro richiesto dalle organizzazioni sindacali ormai da oltre due mesi, non consultate nemmeno per il provvedimento di sospensione delle attività il venerdì

Lo stabilimento novese, ceduto alla fine dell?anno scorso al gruppo turco Toksöz, lamenta infatti una prima criticità. La proprietà non avrebbe ancora fissato l?incontro richiesto dalle organizzazioni sindacali ormai da oltre due mesi, non consultate nemmeno per il provvedimento di sospensione delle attività il venerdì

NOVI LIGURE – Primi malcontenti alla Pernigotti, da parte dei sindacati, dopo il cambio di proprietà. Si sperava che fosse finita la tendenza alle ferie forzate, ma a quanto pare non è così. Di conseguenza anche la produzione è rallentata. Lo stabilimento novese, ceduto alla fine dell’anno scorso dalla famiglia Averna al gruppo turco Toksöz, lamenta infatti una prima criticità.

Una frase, in particolare, “qui occorre cambiare mentalità” ha creato una certa apprensione tra i dipendenti, e a quanto risulti la proprietà non ha ancora fissato l’incontro richiesto dalle organizzazioni sindacali ormai da oltre due mesi. “Cosa significa ‘cambiare mentalità’? – si chiedono dallo stabilimento – e perché non è ancora stato prospettato il piano aziendale che ci era stato promesso per gennaio?”.

Questi interrogativi suscitano insicurezza e inquietudine, in un momento in cui la crisi morde su tutti i settori, compreso quello dolciario che sino a questo momento tiene ancora. Nei giorni scorsi le rappresentanze sindacali unitarie si sono viste recapitare il provvedimento di sospensione delle attività di tutta la fabbrica, ogni venerdì, per attenuare la riduzione delle commesse. Dure sono state le reazioni da parte dei sindacati provinciali anche perché, tale riduzione dei volumi di lavoro, sarebbe a tempo indeterminato.

Alla luce di questo provvedimento che è stato imposto senza consultare i sindacati – spiega il segretario provinciale della Flai-Cgil, Marco Malpassi – più che mai stiamo sollecitando l’incontro con l’amministratore delegato che peraltro non abbiamo ancora avuto il piacere di incontrare. In prima battuta ci sembra quindi che gli impegni della proprietà siano stati disattesi. Dai comunicati di fine anno pareva che il gruppo Toksöz intendesse cambiare la fabbrica di Novi e rigirarla come un calzino. Adesso arrivano frasi sibilline, anche se non ufficiali, ma devono spiegarci che tipo di rapporti vogliano continuare ad avere all’interno dello stabilimento, con i sindacati, quali garanzie per i mercati e su quali prodotti vogliano puntare in un piano aziendale di cui non si avverte traccia.

Dalla prossima settimana chiederemo che i dirigenti, compresi quelli italiani, si facciano vivi con noi fissando una data precisa dell’incontro. Altrimenti, entro metà aprile, se non ci sarà data una risposta cominceremo a indire assemblee. Dopodiché saranno i lavoratori a decidere come procedere per superare questa inammissibile fase di stallo. I dipendenti sperano che i volumi e l’occupazione siano garantiti. Tutti vogliono, ovviamente, stabilità e continuità. La nuova proprietà turca le promesse le ha fatte. Non hanno mai detto che la situazione era critica, ma parlavano attraverso comunicati e proclami di voler ‘sfondare’ in Cina e negli Stati Uniti. Ci hanno esposto un bel libro dei sogni che per il momento non è neppure minimamente realizzato”.

 

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