PENSATE DI STILE – Il mocassino
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PENSATE DI STILE – Il mocassino

Il capo perfetto per il tempo ballerino delle mezze stagioni: il mocassino. La sua storia inizia molto lontano, nel tempo e nello spazio: questa calzatura nasce infatti grazie alla sapienza degli Indiani d'America

Il capo perfetto per il tempo ballerino delle mezze stagioni: il mocassino. La sua storia inizia molto lontano, nel tempo e nello spazio: questa calzatura nasce infatti grazie alla sapienza degli Indiani d'America

NOVI LIGURE – Il tempo ballerino – un giorno caldo torrido e il successivo freddo gelido – tipico della primavera del Nord Italia ci sta rendendo la vita un po’ difficile. Non solo trasformandoci tutti in meteoropatici, ma anche costringendoci a saltare di giorno in giorno dal cappotto allo spolverino, dalla lana al cotone, dagli stivali in pelle ai…? Parlando di calzature, la scelta per questa mezza stagione è in effetti un po’ difficile, ma l’eleganza classica ci viene incontro ancora una volta, suggerendoci il capo perfetto per questo genere di sfortunate occasioni: il mocassino.

La sua storia inizia molto lontano, nel tempo e nello spazio: il mocassino nasce infatti grazie alla sapienza degli Indiani d’America, che utilizzando della morbida pelle di daino cucita ad una suola flessibile avevano creato una calzatura in grado di accogliere il piede in modo confortevole. Addirittura, il nome “mocassino” è la traduzione letterale del termine “scarpa” nella lingua Algonquan parlata dagli Indiani d’America. Tuttavia, il mocassino nella forma più simile a quella da noi oggi conosciuta, risale agli anni ’30, quando la compagnia americana Spauldin avvia la produzione di comode babbucce ispirate a quelle ritratte in un servizio sulla rivista Esquire e indossate dai produttori lattiero-caseari norvegesi durante la mungitura.

Infatti, pochi anni dopo, l’azienda di calzature GH Bass lancia sul mercato i “Weejun Loafers” – dove “weejun” è l’abbreviazione, appunto, di “norwegian” (norvegese). Al fondatore dell’azienda, John Bass, si deve anche l’invenzione della mascherina a forma di labbra applicata sulla punta e che in seguito avrebbe ospitato la moneta da un penny, alla quale si deve il nome “penny loafers”. Si racconta che questo intaglio sia stato ispirato dalla bocca della moglie di Bass, che baciava sempre le sue calzature prima di uscire.

La fortuna dei mocassini è poi sancita negli anni ’50 – ’60 dai giovani universitari che li indossano in modo informale, e proprio loro è l’abitudine di inserire il penny nella mascherina. Questo stile, definito “ivy league”, in breve si diffonde ovunque e tra ogni categoria sociale, rendendo i mocassini un simbolo di eleganza internazionale. Non sono più solo gli studenti a calzare i mocassini, ma ogni genere di persona, dai jazzisti ai concerti, agli operatori finanziari, ai mods – subcultura giovanile tipicamente britannica – che ne fanno elemento fondante della loro divisa.

Fratelli Rossetti, famosissimo marchio di pelletteria italiano, coglie al volo questa moda e la reinterpreta dando vita al mocassino yacht, foderato in spugna così da essere indossato in barca senza calze, e quello a stivale e a sandalo. Da allora, di stagione in stagione, ogni stilista ha rinnovato il loafer a seconda dei gusti e delle mode del momento, conquistando un ruolo insostituibile nell’ambito dell’eleganza casual, indispensabile nella vita di tutti i giorni.

 

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