Manca il lavoro, gli immigrati se ne vanno
Alloggi popolari e abitazioni deserte, anche le scuole materne pagano il pegno. Intere famiglie di immigrati hanno già lasciato diversi alloggi popolari spesso senza avvertire lautorità comunale e lAtc. I primi riflessi negativi si notano anche dalla soppressione dellapertura della sezione della scuola materna di via Solferino
Alloggi popolari e abitazioni deserte, anche le scuole materne pagano il pegno. Intere famiglie di immigrati hanno già lasciato diversi alloggi popolari spesso senza avvertire l?autorità comunale e l?Atc. I primi riflessi negativi si notano anche dalla soppressione dell?apertura della sezione della scuola materna di via Solferino
NOVI LIGURE – Novi sta andando incontro all’“immigrazione di ritorno”, un fenomeno sociale nuovo, i cui risvolti sono ancora da verificare ma si stanno rivelando preoccupanti già in diverse città italiane. In pratica la crisi coinvolge in maniera pesante il flusso migratorio. Per chi rimane senza lavoro o non lo ha mai trovato, non è sufficiente beneficiare di alloggi popolari e adesso, neppure dell’ospitalità temporanea.
Intere famiglie di immigrati hanno già lasciato, in silenzio, diversi alloggi popolari spesso senza avvertire l’autorità comunale e l’Atc, l’agenzia territoriale per la casa. I primi riflessi negativi si notano dalla soppressione dell’apertura della sezione della scuola materna di via Solferino (già autorizzata dalla Regione) e dalla nuova ondata di immigrati in arrivo dall’Africa, ospiti da alcuni giorni della comunità “Il Giglio” di via Oneto.
“Questi 2 aspetti stano incidendo con un peso ancora totalmente da quantificare sulla nostra società – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Felicia Broda. – Al Giglio sono stati ospitati 20 uomini di circa 30 anni. In altri centri sono state accolte famiglie, donne e bambini. Parallelamente, però, i nostri dati ci dicono che molti immigrati, residenti anche da molto tempo, stanno lasciando l’Italia per andare in altri paesi europei o per tornare alle nazioni d’origine per mancanza di lavoro. A Novi, l’anno scorso la lista d’attesa dei bambini che avrebbero dovuto accedere alla scuola dell’infanzia presentava numeri importanti. Più di 40 i bimbi non l’hanno frequentata perché non c’era posto. Abbiamo quindi chiesto alla Regione di attivare almeno una nuova sezione di scuola dell’Infanzia alla “Martiri Della Benedicta”.
La Regione aveva acconsentito. Ma al termine delle iscrizioni per il 2014/15, ci siamo accorti che i numeri della lista d’attesa non c’erano più e così abbiamo dovuto recedere dalla richiesta. Uno dei motivi, il più importante, è proprio quello dell’”immigrazione di ritorno”. L’altro, altrettanto serio, è la spesa che le famiglie devono affrontare per mandare un bambino alla scuola materna. Per cui, quando esiste una rete di familiare, si preferisce tenere il bambino a casa per risparmiare denaro. Questo tema si riflette anche sulla casa popolare.
Chi si allontana da un’abitazione, in particolare di edilizia residenziale pubblica, deve dare comunicazione all’Atc o all’ente locale per evitare che rimangano vuoti alloggi necessari per fronteggiare l’emergenza abitativa di tante altre persone. “Uno dei progetti da attuare a breve termine che condivideremo con l’Atc – conclude Felicia Broda – sarà un censimento degli alloggi di edilizia pubblica”.