Violenza sulle donne, aumentano i casi
79 casi alla fine del 2009, 129 fine 2012 inizio 2013 (ultimi dati ufficiali). Cosa sono queste cifre? I dati dei casi di violenza sulle donne verificatisi a Novi Ligure. si tratta di numeri estremamente parziali, riguardanti i passaggi al Dipartimento di Emergenza del San Giacomo, a cui non sempre ha fatto seguito la denuncia
79 casi alla fine del 2009, 129 fine 2012 inizio 2013 (ultimi dati ufficiali). Cosa sono queste cifre? I dati dei casi di violenza sulle donne verificatisi a Novi Ligure. si tratta di numeri estremamente parziali, riguardanti i passaggi al Dipartimento di Emergenza del San Giacomo, a cui non sempre ha fatto seguito la denuncia
NOVI LIGURE – Sono questi i numeri della violenza subita dalle donne novesi: 79 casi alla fine del 2009, 129 fine 2012 – inizio 2013 (ultimi dati ufficiali). Anche nella nostra città, il trend è paurosamente in aumento. Si presume, valutando i casi denunciati in altre città, che la tendenza cittadina possa superare ampiamente almeno 300 situazioni di violenza, spesso consumata in ambito familiare, ma non solo, come spiegano dal Comune.
Quello che preoccupa è che si tratta di numeri estremamente parziali, perché riguardano solo i passaggi al Dipartimento di Emergenza dell’ospedale San Giacomo di Novi, a cui non sempre ha fatto seguito la denuncia. Sono quindi solo l’ultima piccola punta dell’iceberg. Molti di più, infatti, e pericolosamente taciuti sono tutti gli altri che spesso non sono solo “episodi”, come siamo abituati a definirli, ma vere e proprie consuetudini.
“Non siamo in grado di definire il ‘soggetto’ tipico che subisce la violenza.- spiega l’assessore alle Politiche sociali, Felicia Broda – purtroppo, non esiste; non possiamo inquadrarlo in classi o categorie sociali perché questo terribile fenomeno è trasversale. Non è tracciabile chi subisce come non lo è chi la violenza la esercita sistematicamente. Non possiamo definirne le caratteristiche particolari poiché spesso è il nostro vicino di casa, magari ritenuto educato e perbene quando lo incontriamo per le scale.
C’è una nuova, ulteriore preoccupazione che fa prospettare una recrudescenza del fenomeno: l’aumento della violenza di genere tra le coppie giovani. È apparentemente inspiegabile quanto sia inversamente proporzionale l’attenzione e i tentativi di arginare questa piaga sociale con l’aumento dei casi registrati. È per questo che la Consulta delle Pari Opportunità del Comune di Novi, con il lavoro delle Commissarie e della presidente Enrica Bosio, ha portato avanti, con l’Assessorato Affari Sociali un lavoro di confronto nei quartieri cittadini, nel tentativo di ascoltare, informare e tentare di dare coraggio a chi per mille motivi non denuncia”.
La conclusione di questo lavoro indica che il nuovo punto di partenza per un’intensa operazione, riguarderebbe gli uomini a prendere coscienza del problema e sono infatti loro a poter dare il via a un cambiamento culturale. “Non è certamente facile e semplice per questi uomini – prosegue l’assessore Broda – comprendere che bisogna chiedere aiuto quando, anche solo con uno schiaffo, si è andati oltre un rapporto di rispetto e di parità. Però è possibile farlo. Infatti stanno nascendo, e in alcune città sono ormai consolidati, i “Centri di aiuto” ai quali gli uomini possono e dovrebbero rivolgersi, prima che sia troppo tardi. La stessa coppia, prendendo atto che non c’è nulla di normale in una relazione tra chi picchia e chi è picchiato, può rivolgersi al proprio medico che saprà indirizzarli verso l’aiuto specialistico nel tentativo di un recupero anche della famiglia stessa”.
Esistono poi i Centri di ascolto per le donne maltrattate. “In provincia di Alessandria – conclude Felicia Broda – c’è MeDea che in questi anni ha ascoltato, supportato e aiutato centinaia di donne. Purtroppo i cambiamenti Istituzionali hanno messo in crisi anche queste realtà positive. I Comuni centri zona convocati dall’assessore provinciale Graziano Moro hanno concordato nei giorni scorsi che è necessario dare sostegno economico al Centro, partendo da eventuali convenzioni che, per esempio, garantiscano nei presidi ospedalieri la presenza di personale formato per un servizio di prossimità, anche nell’intento di essere di supporto medico ma anche di indirizzo legale alle vittime”.
Era a buon punto il progetto predisposto dall’assessore Maria Grazia Morando, per la costruzione di una casa rifugio per l’ospitalità alle donne vittima di violenza, sole o con bambini. Poi, purtroppo, a causa della crisi ma anche delle scelte regionali, non c’è stato un seguito. Certo è che fino a oggi, chi è allontanato dalla casa è quasi sempre la donna con i figli. Ora la nuova legge dispone che possano essere diffidati gli uomini dall’avvicinarsi alla casa ma il problema della sicurezza non è risolto e lo dimostrano gli ultimi echi di cronaca. A Novi è ormai in dirittura di arrivo un progetto per rendere operativo uno spazio riservato all’accoglienza delle donne, anche per emergenze temporanee.
Nasce dalla sensibilità della Parrocchia di San Pietro, con Don Livio e il consigliere comunale Stefano Gabriele insieme ad alcuni partner, altrettanto attenti al problema dell’ospitalità temporanea delle donne: i Lions, L’associazione Dame di San Vincenzo, il Centro Aiuto alla Vita e la Caritas. Da settembre dovrebbe diventare operativa una sala del centro di accoglienza facente capo alla chiesa di Santa Rita in via Cavallotti. L’amministrazione comunale sarà uno dei soggetti coinvolti. Sarà stipulata una convenzione e il contributo comunale sarà garantito come già fatto per il dormitorio maschile.