I gioielli di casa nostra
Un rapido viaggio attraverso i tesori nascosti all'interno degli edifici religiosi della zona di Serravalle: dalla Collegiata dei Ss. Martino e Stefano all'Oratorio della confraternita di San Giovanni Battista, fino alla nuova struttura di Cà del Sole
Un rapido viaggio attraverso i tesori nascosti all'interno degli edifici religiosi della zona di Serravalle: dalla Collegiata dei Ss. Martino e Stefano all'Oratorio della confraternita di San Giovanni Battista, fino alla nuova struttura di Cà del Sole
SERRAVALLE SCRIVIA – La Pasqua appena trascorsa potrebbe aver spinto qualcuno, che solitamente non frequenta gli ambienti ecclesiastici, a entrare in una delle chiese del nostro paese e magari, una volta dentro, ad alzare gli occhi, accorgendosi che qualche piccolo gioiello artistico ce l’abbiamo anche noi. Sì, perché potrà sembrare strano, ma Serravalle non è solo Outlet, centri commerciali, stazioni semi abbandonate o, come affermano i più brontoloni, centro storico in declino.
Serravalle è anche pale d’altare firmate da artisti noti e capaci, dipinti pregiati, spesso nascosti o sottovalutati, opere che, con la dovuta “caccia al tesoro”, andrebbero riscoperte e rese note. All’estero, dove spesso sono un po’ più astuti rispetto a noi, questo auspicio probabilmente sarebbe già divenuto realtà.
Ma partiamo subito con la nostra breve “visita virtuale”, che inizia dalla Collegiata dei Ss. Martino e Stefano, un edificio dalla struttura architettonica tardo rinascimentale, con qualche influenza barocca, ben visibile nella preponderanza delle linee curve e sinuose. La chiesa fu decorata da Luigi Gainotti e da Rodolfo Gambini nel 1911, e presenta alcune raffigurazioni di particolare pregio: il Martirio di Santo Stefano di Giovanni Andrea Carlone, esponente di spicco della nota famiglia di pittori e frescanti genovesi. Un dipinto dalla particolare forza espressiva, dove il colore, nonostante la superficie sia abrasa e rovinata in alcuni punti (urge un restauro!), vibra e trasmette chiaroscuri ricchi di pathos e coinvolgimento psicologico.
Da citare assolutamente anche la Natività di Francesco Campora, allievo, tra gli altri, dei pittori Domenico Parodi e Francesco Solimena. Una scena sacra soave, che ricorda le opere del Palmieri, un altro dei grandi maestri di Campora. Ma la Collegiata merita una visita anche per i pregevoli arredi sacri, dagli ostensori argentei con notevoli dorature, al fonte battesimale marmoreo del 1486, per l’antico organo Serassi, uno tra i più antichi d’Italia e senz’altro tra i più grandi e complessi dell’epoca. Una vera opera d’arte, protetta dalla Soprintendenza artistica del Piemonte.
Ma passiamo ai due oratori serravallesi, quello dei Bianchi e quello dei Rossi, che prendono il nome
L’Oratorio della confraternita di San Giovanni Battista e della Ss. Trinità, detto dei Rossi, è un notevole esempio di barocco genovese, che racchiude in sé il gruppo ligneo policromo della Trinità di Francesco Montecucco, e la Sacra Famiglia con San Giovannino di Valerio Castello, replica del dipinto conservato all’Accademia Ligustica a Genova, opera di uno degli artisti più importanti e prolifici della Genova del Seicento. Interessanti anche gli elementi di “arte minore” ugualmente pregiati, tra cui mantelli processionali in velluto con ricami in oro e argento. Per chi volesse godersi anche una passeggiata nel verde, splendida anche la piccola chiesetta di Montei, vicino alla località Monterotondo, in posizione panoramica tra vigneti e una folta vegetazione che le fa da cornice naturale.
Infine, la più recente delle chiese serravallesi, quella dedicata a Maria Regina, nel quartiere Ca’ del Sole: un centro pastorale all’avanguardia, dallo stile minimale ma di grande impatto. Tra marmi bianchi di Carrara, la statua della Vergine che troneggia splendente sull’altare nella sua candida veste marmorea, e le vetrate coloratissime, che filtrano la luce creando un’atmosfera di grande impatto, propone un esempio artistico nuovo e inedito in un paese come Serravalle, un’opera unica sul territorio.