Mossi, attività di volo  ridotte ai minimi termini
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Redazione - redazione@ilnovese.info  
2 Maggio 2014
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Mossi, attività di volo ridotte ai minimi termini

La crisi investe anche l’aeroporto di Novi. Due sole realtà continuano ad operare per il funzionamento: l’associazione volo a vela e dell’Anpdi. Trespiolo, tecnico di volo: "Il Mossi paga la sua posizione non favorevole Inoltre, non c'è convenienza per lo stato per mantenere queste strutture"

La crisi investe anche l?aeroporto di Novi. Due sole realtà continuano ad operare per il funzionamento: l?associazione volo a vela e dell?Anpdi. Trespiolo, tecnico di volo: "Il Mossi paga la sua posizione non favorevole Inoltre, non c'è convenienza per lo stato per mantenere queste strutture"

NOVI LIGURE – Caro benzina e attività di volo ridotte. La crisi investe anche l’aeroporto di Novi, “Mossi” che oggi manifesta una crisi di movimenti, ovvero di decolli e di atterraggi, come mai era accaduto. Sono perse ormai le opportunità di garantirne un rilancio, poiché i dati forniti dall’Ente Nazionale Aviazione Civile (Enac), indicano una fortissima diminuzione dei movimenti che alla fine del 2013 sono stati 4030, mentre nel 2012 erano 6850.

Il merito del funzionamento del Mossi va adesso attribuito alle sole 2 realtà rimaste: l’associazione volo a vela che prosegue brillantemente l’attività di scuola e volo di alianti e dell’Anpdi, l’associazione paracadutisti d’Italia. La diminuzione dei movimenti è quindi principalmente dovuta al fermo (al momento temporaneo) della terza associazione novese, l’Airmatch, che sta vivendo un difficile momento.

Il Mossi paga certamente la sua posizione logistica non favorevole – spiega il tecnico di volo Guido Trespioli – essendo situato tra 2 grossi concentrici urbani, Novi e Pozzolo. Inoltre anche per questa ragione negli anni la Regione e l’Aviazione civile hanno investito soldi in altre 2 realtà piemontesi, decisamente più inclini a ospitare attività di volo, come Cuneo Levaldigi e Biella Val Cerione. Se si può auspicare un ritorno dell’attività del Mossi come 20 o 30 anni fa? In questo momento credo proprio di no. Lo si nota dall’andamento e dalla diminuzione dei voli che ormai sono in “caduta libera” da almeno 5 anni. Difficile che le 2 attività rimaste possano essere in grado di far riprendere l’aeroporto novese, benché abbia una grande storia, rispetto ad altre strutture simili o avio superfici del territorio”.

“Dal punto di vista economico non c’è convenienza per lo Stato mantenere queste strutture – prosegue Trespioli. Le attività rimaste non portano benefici all’aeroporto, non fornendo grandi introiti. L’aeroporto è quindi un costo per lo Stato. Anche se le 2 associazioni pagano le tasse di decollo e di atterraggio, si stratta di pochi euro. Nemmeno garantiscono introiti particolari con i mezzi ospitati negli hangar. Si parla sempre di poche migliaia di euro in totale ogni anno. Prima o poi lo Stato deciderà la chiusura di questi aeroporti sottoutilizzati, benché Novi sia assai più frequentato rispetto ad Alessandria che ha denunciato nel 2013 solo 370 movimenti, mentre Casale un migliaio. C’è poi la crisi. Un aereo consuma 60 – 70 litri all’ora di benzina, tenendo presente che la benzina avio costa 3 euro al litro”.

La cartina al tornasole della crisi dell’aeroporto novese “Mossi”, si rispecchia anche nello stato di semi abbandono dell’attigua area militare, dove era di stanza l’ex “157° Battaglione Liguria”. Poco è stato fatto negli ultimi tempi, perlomeno per risolvere la situazione della vegetazione che fa sempre capolino sulla pista ciclabile Novi – Pozzolo e lungo la parallela strada provinciale. Inoltre si attende ancora un piano per l’eliminazione delle coperture in amianto (eternit) dei vecchi depositi militari. Tali strutture, manifestano infatti gravi danni causati dal tempo, con conseguente deterioramento delle lastre e rischi per la salute pubblica.

 

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