Ilva, piano industriale in standby. Landini: “Rischio di fallimento”
La famiglia Riva prende tempo prima di decidere sull'aumento di capitale. In ogni caso, per portare a termine l'operazione, ci vorranno mesi. Ma l'azienda già oggi vive un grave problema di liquidità. Per il leader delle tute blu c'è il rischio di dover portare i libri in tribunale. A Novi la carenza di coils rallenta la produzione.
La famiglia Riva prende tempo prima di decidere sull'aumento di capitale. In ogni caso, per portare a termine l'operazione, ci vorranno mesi. Ma l'azienda già oggi vive un grave problema di liquidità. Per il leader delle tute blu c'è il rischio di dover portare i libri in tribunale. A Novi la carenza di coils rallenta la produzione.
NOVI LIGURE – La situazione all’Ilva rischia nuovamente di precipitare. Il maggiore gruppo siderurgico del nostro Paese, infatti, è alle prese con una nuova crisi di liquidità che potrebbe mettere in forse il pagamento degli stipendi, già a partire dal prossimo mese di giugno.
La riunione che si è tenuta a Milano ieri, venerdì 23 maggio, tra i rappresentanti della famiglia Riva e il commissario governativo Enrico Bondi non è stata risolutiva. L’incontro era stato indetto per analizzare il piano industriale del Gruppo Ilva e l’aumento di capitale necessario alla prosecuzione delle attività.
Il piano industriale prevede – in una prima fase – soprattutto azioni di risanamento ambientale. Nella seconda fase, invece, verrebbero portati a termine investimenti tecnici per aumentare la competitività dell’azienda. Il piano prevede un impegno finanziario complessivo di 4,2 miliardi di euro, di cui 1,8 per il risanamento ambientale ambientale, 600 milioni per il piano salute e sicurezza, 1,7 miliardi per gli investimenti tecnici.
Nel piano si prospetta un aumento di capitale di 1,8 miliardi da portare a termine entro il 2014. La legge “salva Ilva” varata a febbraio prevede che l’aumento di capitale venga sottoscritto dagli azionisti: se si rifiuteranno, sarà possibile per il commissario governativo coinvolgere nuovi investitori. Se neanche questa strada dovesse funzionare, potrebbe chiedere alla magistratura lo svincolo dei soldi sequestrati ai Riva. Ma ieri, a Milano, i rappresentanti della “famiglia dell’acciaio” non si sono espressi, rimandando ogni decisione a lunedì 26 maggio.
In ogni caso, per portare a termine l’aumento di capitale ci vorranno quattro-cinque mesi. Ma l’Ilva vive già oggi un grave problema di liquidità: servirebbero subito 7-800 milioni. Già lo scorso mese gli stipendi erano stati pagati in extremis, con il responsabile delle relazioni industriali, Enrico Martino, che a proposito dei contratti di solidarietà spiegava: «Dobbiamo intervenire subito con i risparmi perché l’azienda vive una crisi di liquidità molto grave».
Allo stabilimento di Novi Ligure la situazione è tesa: nella fabbrica di strada Boscomarengo, infatti, si lavora sui coils in arrivo da Taranto. Se si blocca l’acciaieria pugliese, si blocca tutto.
«Si potrebbe quasi sostenere che i contratti di solidarietà sono il “problema minore” – dice Mirko Oliaro, segretario provinciale della Fiom-Cgil – Guardiamo con molta più apprensione al mancato approvvigionamento di semilavorati da Taranto. Senza di quelli, Novi non può lavorare».
Crisi di liquidità e carenza di coils sono le due facce della stessa medaglia: «Finora l’Ilva è andata avanti utilizzando i prodotti a cui la magistratura aveva posto i sigilli, e che poi erano stati dissequestrati. Ora quei materiali stanno finendo, e il Gruppo non ha i soldi per produrne o acquistarne altri», dichiara ancora Oliaro.
L’escamotage dei contratti di solidarietà – con cui si lavora un’ora in meno rispetto alla normale turnazione – serve dunque a far risparmiare un po’ di soldi all’azienda (neanche pochi, se si considera che un’ora di lavoro viene retribuita mediamente 8 euro e che a Taranto saranno lavorate ogni settimana 135 mila ore in meno). A Novi i contratti di solidarietà – che sarebbero dovuti partire lunedì – di fatto slitteranno di qualche settimana: la normativa prevede infatti che prima della loro applicazione i dipendenti coinvolti debbano smaltire eventuali ferie.
«Nell’ultima riunione che abbiamo avuto con l’azienda, ci hanno detto chiaramente che il pagamento degli stipendi del mese di giugno è a rischio», afferma Mirko Oliaro.
Solidarietà o non solidarietà, il Gruppo Ilva è sul filo del rasoio, tanto che il leader della Fiom Maurizio Landini parla di «rischio reale di fallimento». «Il tempo è scaduto. Chiediamo che, come prevede il decreto di commissariamento, si possa prevedere anche la presenza transitoria dello Stato nel capitale».
«In questi mesi non ci sono stati investimenti e gli stipendi sono stati pagati grazie all’allungamento dei pagamenti ai fornitori. Ma ora, se non si ricapitalizza l’azienda, c’è il rischio reale di portare i libri in tribunale», conclude il segretario nazionale dei metalmeccanici Cgil.