Palazzo Simaf, lotta sul secondo fronte
Data l'assoluzione, quale sarà il prossimo capitolo della questione Simaf? Probabile l'apertura di un nuovo capitolo, relativo appunto al cambio di destinazione del palazzone, ma non è detto che in futuro non ci possano essere nuovi risvolti giudiziari
Data l'assoluzione, quale sarà il prossimo capitolo della questione Simaf? Probabile l'apertura di un nuovo capitolo, relativo appunto al cambio di destinazione del palazzone, ma non è detto che in futuro non ci possano essere nuovi risvolti giudiziari
NOVI LIGURE – L’assoluzione dall’accusa di falso e abuso d’ufficio, a proposito della costruzione del “palazzone” Simaf di via Pietro Isola, dovrebbe aver posto definitivamente la parola fine su una vicenda che, fra intrecci politici e ripicche personali, ha tenuto banco a Novi Ligure per oltre sei anni.
Tutto cominciò quando nell’area Z-3 l’imprenditore Giovanni Repetti, padre della senatrice Manuela (Pdl-Fi), repentinamente cominciò a costruire, recintando la zona del cantiere, sorprendendo anche l’amministrazione comunale (oltre agli automobilisti che avevano parcheggiato nell’ex piazzale delle corriere). In breve sorse un grande edificio (denominato comunemente “palazzone”) che per tipologia ancora oggi ospita prevalentemente una destinazione d’uso per uffici e similari. Soltanto un paio sono gli alloggi concessi ad uso abitativo.
Da questo punto probabilmente partirà un nuovo capitolo, relativo appunto al cambio di destinazione del palazzone che, così com’è al momento, non offre grandi margini di guadagno sul mercato. Tuttavia, non è detto che in futuro non ci possano essere risvolti giudiziari, qualora la proprietà Simaf, che fa capo a Repetti, non volesse rivalersi su perdite, di tempo e denaro, intercorse in questi ultimi 6 anni.
In questo lasso di tempo, infatti, esattamente nel 2011, è stata emanata una legge (la 106) che consentirebbe anche in questo caso di variare la destinazione d’uso per un quarto della sua superficie. Proprio lo stesso Giovanni Repetti aveva dichiarato circa un anno fa, l’intenzione di chiedere, legge alla mano, questo cambio per il terzo e il sesto piano del “palazzone”. Quest’ultimo piano per “uso personale”. Per cui, se da una parte la vertenza sul falso e abuso d’ufficio è stata chiusa con l’assoluzione dei dirigenti Simaf e dei tecnici comunali, la querelle potrebbe proseguire su altre sponde, non meno intricate.