Merlano, dalle facciate alle case di terra cruda
La parola ad uno dei più noti architetti novesi: Beppe Merlano, protagonista del recupero delle facciate dipinte dei palazzi nobiliari novesi, è stato anche il primo a parlare dellimportanza del recupero delle case in terra cruda, ormai una ventina di anni fa
La parola ad uno dei più noti architetti novesi: Beppe Merlano, protagonista del recupero delle facciate dipinte dei palazzi nobiliari novesi, è stato anche il primo a parlare dell?importanza del recupero delle case in terra cruda, ormai una ventina di anni fa
NOVI LIGURE – Questa settimana facciamo due chiacchiere con un noto professionista novese: l’architetto Beppe Merlano. Sicuramente Merlano non ha bisogno di presentazioni, nella sua lunga attività professionale è stato protagonista del recupero delle facciate dipinte dei palazzi nobiliari novesi, è stato anche il primo a parlare dell’importanza del recupero delle case in terra cruda, ormai una ventina di anni fa.
Merlano per il suo carattere particolarmente schivo non ama parlare di sé, ma ci ha concesso questo breve colloquio che permetterà al lettore di scoprire o riscoprire uno dei maggiori professionisti della provincia.
— Il tuo lavoro è accostato al restauro, in particolare, di facciate ed di interni di palazzi storici, perché ti appassiona questo particolare settore dell’architettura? Il restauro è, a tuo avviso, un modo per conoscere il tessuto storico-urbano e anche culturale di una città?
“L’avvicinarsi a un edificio implica conoscere le tappe della sua evoluzione, ed è proprio la fase della conoscenza il momento che mi ha sempre appassionato: più si ci immerge in un argomento e più si diventa consapevoli di quanto c’è da imparare non soltanto dal punta di vista edilizio, ma anche sotto il profilo sociale, storico, tecnico ed economico. L’approccio a queste tematiche, sono convinto, debba avvenire a piccoli passi lasciando lo spazio necessario a riflessioni e ai mille dubbi che inesorabilmente sorgono. Posizione, questa, esattamente opposta a quella sintetizzabile nell’idioma romanesco “nascere imparati”, largamente diffuso e condiviso anche dalle nostre parti che non lascia spazio all’approfondimento del pensiero e, se applicato in ambito edilizio, determina veri e propri mostri, e mi sembra che il novese sia diffusamente segnato di tali esempi”.
— Accanto all’antico, il moderno. Quale è il significato del segno della contemporaneità in architettura? Pensiamo a esempio a quello che ha realizzato Franco Albini, un architetto completamente immerso nella contemporaneità, capace però di occuparsi di diverse scale di intervento.
“Nel citare Franco Albini è per me immediato pensare a Genova e in particolare alla trasformazione, da lui progettata e diretta, eseguita intorno agli anni settanta del Novecento, di Palazzo Rosso che ancora oggi rappresenta un illuminato intervento pubblico che ha riqualificato e aggiornato dal punto di vista distributivo un edificio storico, importante per la città.Purtroppo però esempi di questo livello sembrano non aver avuto ricadute positive nei territori di provincia dove in moltissimi casi è mancato il controllo della qualità.
Per rimanere nell’ambito locale, nel centro storico di Novi, oltre agli interventi realizzati nell’immediato secondo dopoguerra, eseguiti secondo una ottusa logica speculativa, in anni più recenti, quando il dibattito culturale riguardante il rapporto del “nuovo” con il “vecchio” aveva già assunto una più precisa sfaccettatura intellettuale si è voluto procedere secondo schemi attualmente difficilmente condivisibili. Cosi facendo sono state demolite alcune porzioni dell’antica cinta muraria della città storica per aprire un “incomprensibile” varco di accesso, per altro poco utilizzato, a un edificio pubblico, si è costruito un “porticato” in corrispondenza della facciata della chiesetta dell’ex convento delle Clarisse e si è trasformata la piazza della stazione ferroviaria, cerniera tra il vecchio nucleo e la nuova città, cancellando totalmente la sua identità risalente alla seconda metà dell’Ottocento”.
— L’8 giugno scorso è stato eletto sindaco della città Rocchino Muliere. Muliere, nel suo programma, ha dedicato anche una parte al piano regolatore generale. Secondo il neo sindaco è opportuno che la città oggi abbia questo strumento urbanistico. Da addetto ai lavori, che cosa rappresenta un Prg per il futuro della città? Quali sono i presupposti affinché questo strumento urbanistico funzioni davvero?
“Mi pare opportuno che la città di Novi si doti di uno strumento di programmazione urbanistica adeguato ai tempi, pertanto occorre necessariamente delineare nel modo più preciso una “idea di città”. Nel senso che lo strumento urbanistico deve definire gli obiettivi che siano raggiungibili attraverso una limpida programmazione. Va pertanto soppesata attentamente da parte del potere politico la questione dei “permessi in deroga” che rischiano di divenire dei fatti speculativi se non governati a pieno dalla mano pubblica.
Negli ultimi dieci anni, sia dal punto di vista della gestione politica che di quella tecnica è mancato un chiaro indirizzo per cui si è proceduto con varianti su varianti, inseguendo i bisogni, le necessità oppure semplicemente le opportunità di finanziamento del momento. Tali procedure hanno completamente snaturato il piano regolatore vigente ed hanno consentito la nascita di un tessuto urbanizzato non certamente condivisibile. Si pensi soltanto alla viabilità labirintica di buona parte della zona industriale, oppure alla scelta di caricare assi territoriali con accessi di nuclei residenziali e attività commerciali e produttive che necessariamente vanno a interferire sia sulla percorribilità sia sulla qualità degli insediamenti.
A mio avviso il nuovo Prg dovrebbe puntare sulla “qualità”, sul “controllo” della “qualità” e non soltanto sulla gestione della quantità. Una qualità dell’ambiente, una qualità della residenza e del suolo, qualificando soprattutto l’esistente senza invadere ulteriori porzioni agricole; ma, per puntare sulla qualità, occorre una mano pubblica ferma e decisa, con le idee ben chiare, che sappia gestire un abitato al limite del collasso e sappia infondere ai novesi la capacità di difendere il proprio territorio da interferenze speculative mal governate come, troppe volte, è accaduto in passato, le cui conseguenze sono tuttora vive sotto il nostro sguardo anche se una ottusa omertà culturale, purtroppo ancora assai diffusa, tenderebbe a celarle”.