“Su quel concorso l’Ordine ha agito correttamente”
L'ente che rappresenta gli architetti della provincia risponde ai colleghi novesi, che avevano lamentato l'esclusione dal bando per la direzione del Museo dei Campionissimi. "Non c'erano i presupposti giuridici per proporre un ricorso"
L'ente che rappresenta gli architetti della provincia risponde ai colleghi novesi, che avevano lamentato l'esclusione dal bando per la direzione del Museo dei Campionissimi. "Non c'erano i presupposti giuridici per proporre un ricorso"
NOVI LIGURE – Il ricorso contro il bando emesso dal Comune di Novi non è stato presentato perché non c’erano sufficienti appigli giuridici. L’Ordine degli Architetti spiega perché, lo scorso autunno, non ha ‘difeso’ gli architetti novesi che lamentavano di essere stati esclusi dal bando con cui l’amministrazione comunale puntava a individuare uno specialista in attività culturali e museali, da destinare – tra l’altro – alla direzione del Museo dei Campionissimi.
L’antefatto è piuttosto complesso. In base al bando emanato dal Comune, i laureati in architettura erano esclusi dal concorso. Una ventina di professionisti novesi (tra cui figuravano anche dipendenti comunali) allora scrivono all’Ordine provinciale degli Architetti e a quello nazionale, a Roma, lamentando questa esclusione e chiedendo di intervenire nei confronti del Comune o di presentare un ricorso al Tar.
L’Ordine provinciale di Alessandria è sì intervenuto, informando la sede nazionale di Roma, chiedendo «la motivazione di tale scelta al Comune di Novi” e rivolgendosi “a uno studio legale per il parere del caso”, ma non ha presentato ricorso. Una decisione stigmatizzata dai ventuno architetti firmatari della protesta, perché così facendo sono scaduti i termini per rivolgersi ai giudici del Tribunale Amministrativo.
L’ente che rappresenta gli architetti alessandrini oggi però ha deciso di spiegare la propria versione dei fatti. L’Ordine guidato da Dario Camerino – che tra l’altro è un noto architetto novese – fa sapere che mancavano i presupposti giuridici per istruire un processo.
Dal punto di vista del merito, infatti, la laurea in architettura non sarebbe equipollente a quella richiesta dal Comune di Novi (laurea in conservazione beni culturali o laurea in storia dell’arte). Dal punto di vista processuale, poi, l’Ordine degli Architetti non sarebbe legittimato ad agire in giudizio in un caso del genere.
Insomma, un eventuale ricorso presentato dall’Ordine contro il Comune avrebbe rappresentato un buco nell’acqua. Anche perché – fanno notare da Alessandria – “nessun architetto ha ritenuto di iscriversi comunque al concorso”. Se l’avessero fatto, o se qualcuno dei ventuno firmatari avesse presentato ricorso al Tar, “l’Ordine avrebbe potute costituirsi in giudizio”, con quello che viene definito “ricorso ad adiuvandum” (in gergo legale significa ricorso “in aiuto” di qualcun altro).
Sulla questione, il presidente Dario Camerino ha anche incassato il sostegno dell’Ordine nazionale, dal momento che – scrivono da Roma – “si è attivato e ha investito il Consiglio Nazionale e altri legali di fiducia al fine di avere chiarezza su una materia, come quella delle competenze professionali, che presenta sempre elevate criticità ed esiti incerti in sede di giudizio di impugnazione”.