Pane autoctono, il boom del grano alessandrino
Presentato il bilancio di un anno di attività del nuovo marchio alimentare. A parlare è Italo Rava, decano dei panificatori novesi, che tira le somme di dodici mesi di attività del marchio Grano di Alessandria"
Presentato il bilancio di un anno di attività del nuovo marchio alimentare. A parlare è Italo Rava, decano dei panificatori novesi, che tira le somme di dodici mesi di attività del marchio ?Grano di Alessandria"
NOVI LIGURE – Sono in aumento nel novese i panifici che hanno scelto di utilizzare la farina con “Grano di Alessandria”. Dopo la sperimentazione avviata sul territorio un anno fa, con l’ausilio di alcuni molini, la tendenza locale si sta spostando verso un pane autoctono, molto simile nell’aspetto e nel sapore al tipico “casereccio”.
“La scelta associativa di produrre questo pane a livello provinciale nasce dalla continua ricerca della qualità, più che da ottenere una qualità di pane a prezzo contenuto – spiega Italo Rava, presidente onorario dei panificatori dell’alessandrino e decano dei panettieri novesi – La differenza di costo può essere di soli 20 centesimi al chilo rispetto al prodotto tradizionale e pertanto non direi che questo possa influire sulle scelte. Il nostro settore risente fortemente della crisi generale. Diminuisce la clientela, o meglio, si vuole spendere poco.
Ma da parte nostra non diminuiscono i costi della materia prima, della manodopera, tasse e affitti. Attualmente nel novese operano ancora 38 panifici. Numero da differenziare dalle “rivendite di pane” che è incalcolabile, vista la liberalizzazione sulle vendite. Di questi 38 panifici, inizialmente soltanto una decina avevano optato per la lavorazione della farina prodotta col grano di Alessandria, mentre a distanza di un anno, oggi siamo circa la metà a produrre “pane locale”. E intendiamo proseguire su questa linea”.
La risposta dei panificatori novesi vuole essere un monito verso chi propone “pane conservato” o “a lunga conservazione”. “Senza voler entrare in polemica con qualcuno, un passo doveroso che intendiamo fare come associazione, è differenziare nettamente l’identità di noi produttori di pane fresco. Per questo siamo in attesa della “Legge Bersani”, promessa da tempo e mai attuata. Sarebbe il mezzo per combattere quello che oggi viene immesso sul mercato, ma che di prodotto fresco non ha proprio nulla. Mi riferisco a quegli autotreni che arrivano ogni giorno con pane congelato prodotto nelle nazioni dell’Est europeo o in chissà quale luogo. Chi si fregerà della dicitura “Pane fresco”, saremo noi che da decenni ci mettiamo la faccia, lavorando di notte per proporre pane prodotto e venduto entro le 24 ore. Altro che pane congelato tutti i giorni”.
Per cui, chi desidera veramente pane fresco o prodotto con “grano di Alessandria”, dovrà fare attenzione se si tratti di “rivendita” o “panificio”, magari controllando se all’ingresso dell’esercizio ci sia la vetrofania dedicata, presentata dall’associazione provinciale, durante l’ultima edizione di “Dolci terre di Novi”, manifestazione che da sempre punta sull’eccellenza dei prodotti nostrani.