Messaggi in Bottiglia – In attesa dell’alba
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Daria Ubaldeschi - mib@ilnovese.info  
23 Luglio 2014
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Messaggi in Bottiglia – In attesa dell’alba

Ogni evento della vita umana presenta entrambe le facce della stessa medaglia, perché ogni felicità è connessa al dolore, e ogni successo alla perdita. Ma, come recita una massima cinese, “Quando la notte è così buia da non scorgere il proprio naso, statene certi, l’alba è vicina”

Ogni evento della vita umana presenta entrambe le facce della stessa medaglia, perché ogni felicità è connessa al dolore, e ogni successo alla perdita. Ma, come recita una massima cinese, ?Quando la notte è così buia da non scorgere il proprio naso, statene certi, l?alba è vicina?

NOVI LIGURE – Circa un mese fa ci siamo lasciati su una questione tutt’altro che semplice, ricordate? Parlando di psiconcologia si diceva di quanto questa disciplina contenga in sé due delle paure più primitive e profonde dell’essere umano, la paura di impazzire e quella di morire, di ritrovarsi quindi in condizioni certamente non controllabili né preventivabili. Neppure oggi, in questa nostra realtà ipertecnologica e virtuale, nella quale sembra che ci stiamo avviando verso una specie di “Minority Report”.

In questo film del 2002 diretto da Spielberg si raccontava dell’esistenza di un sistema precognitivo per conoscere gli eventi futuri: in breve, la polizia riusciva ad intervenire impedendo gli omicidi prima che avvenissero e ad arrestare così i colpevoli, in questo modo, però, non punendo l’atto criminoso in sè, che non aveva infatti luogo, ma l’intenzione di compierlo. Una specie di custodia cautelare basata sul processo alle intenzioni, tipico modus operandi del sistema italiano. Ma, andando oltre un’ironia d’obbligo, pensate a cosa succederebbe se questo delicato sistema di preveggenza esistesse veramente, se potessimo conoscere in anticipo se e quando ci troveremo in situazioni di pericolo di vita, di morte o di malattia: non è solo il sistema ad essere delicato ma lo è tutta la tematica, che in qualche modo costringe a confrontarsi scienza e religione.

Ora, nel mio piccolo io non penso che potremo mai arrivare a questo panorama, anche se la superbia umana probabilmente condurrà qualcuno a provarci, ma per ora morire e impazzire, o ammalarsi fisicamente, sono e restano eventi che non possiamo prevedere e che proprio per questo ci colgono inevitabilmente impreparati, spesso completamente disarmati. Se poi vi è una differenza, questa risiede nel fatto che l’esperienza della morte è ovviamente ineludibile, mentre quella della pazzia o della malattia non è mai certa nel suo presentarsi, anzi, la maggior parte di noi si impegna per mettere in atto comportamenti di prevenzione tesi al proteggersi, soprattutto in tema di salute fisica, certamente meno in ambito psicologico, o comunque spesso in modo tardivo, a seguito del presentarsi dei segnali di malessere.

Di nuovo, questo atteggiamento rientra nell’umana caratteristica di sentirsi un po’ invulnerabili, del pensare sempre che “tanto accade agli altri”, atteggiamento che, chiariamo, ha anche un valore salvifico e protettivo per l’evolversi dell’esistenza stessa, altrimenti ci ritroveremmo in una stato di allarme perenne che andrebbe sì a configurare una problematica psicologica. Tornando però al connubio vita-morte, il fatto è che ogni evento della vita umana presenta quasi inevitabilmente entrambe le facce della stessa medaglia, perché ogni felicità è connessa al dolore, e ogni successo o realizzazione di un desiderio al rischio e alla perdita e, forse, è molto più la malattia (fisica e psicologica) a terrorizzarci, perché, in fondo, riflettendo, non ha senso che la morte faccia paura in quanto se essa è presente, significa che noi siamo assenti e non possiamo più sentire alcuna emozione, paura compresa.

Mi rendo conto che l’argomento è davvero delicato e merita certamente maggiore spazio, che avremo di nuovo a partire da settembre! Spero con questo MIB di salutare degnamente i lettori, sperando che abbiate desiderio e volontà di scrivermi i vostri commenti e i vostri pensieri, così da avviare il confronto e il dibattito. Vi auguro allora una buona estate con questa massima cinese: “Quando la notte è così buia da non scorgere il proprio naso, statene certi, l’alba è vicina”.

“La felicità più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi sempre dopo una caduta” (Confucio)

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