Giuseppe Maurizio Fossati, un mister in rosa
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Marzia Persi - m.persi@ilnovese.info  
9 Agosto 2014
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Giuseppe Maurizio Fossati, un mister in rosa

Patentino Uefa dal 1997, anno in cui esordisce come allenatore alla Comollo Juniores, oggi il tecnico novese è passato alla squadra rosa dell'Acqui, dopo essere stato per tre stagioni sulla panchina dell'Alessandria femminile

Patentino Uefa dal 1997, anno in cui esordisce come allenatore alla Comollo Juniores, oggi il tecnico novese è passato alla squadra rosa dell'Acqui, dopo essere stato per tre stagioni sulla panchina dell'Alessandria femminile

SPORT – Per i novesi è il “mister” per antonomasia. Nessuno pensa ai grandi Ct della Nazionale o della squadra del cuore, in città, il “mister” è uno solo: Giuseppe Maurizio Fossati. Da circa venti anni siede sulle panchine delle squadre della zona, da alcuni anni è passato ad allenare team femminili. Abbiamo voluto fare una chiacchierata con lui per conoscere un pò più da vicino questo personaggio del mondo calcistico locale e dalle sue parole, dal suo entusiasmo abbiamo capito quanto il calcio e più in generale lo sport sia importante nella formazione dei giovani quando a seguirli c’è una persona competente e capace come Mister Fossati. Non ci sono dubbi: se un domani vostro figlio o vostra figlia vorrà provare a tirare due calci al pallone assicuratevi che in panchina ci sia Fossati, avrete la certezza di lasciare in ottime mani la vostra prole e non solo dal punto di vista tecnico.

Da quanti anni sei allenatore? Quale è stata la prima squadra che hai allenato?
Sono allenatore dal 1997, anno in cui ho conseguito il patentino Uefa a Coverciano. Ho iniziato allenando la Comollo Juniores, allora ero giocatore nella prima squadra.

Il risultato allora non fu dei migliori: ultimi in classifica…
Ma nonostante ciò i ragazzi erano entusiasti, fecero una grande festa.

È difficile riuscire a far lavorare in armonia un gruppo, cercando di sopire le rivalità ed esaltando le doti di ognuno per ottenere il risultato, tu, però, ci riesci e anche molto bene, quale è il segreto? Ci sono allenatori blasonati che, però, non riescono a instaurare un rapporto forte e sincero con i propri atleti, per te sembra invece naturale come bere un bicchiere d’acqua.
La cosa principale per un allenatore è che sia riconosciuto come leader. Deve relazionarsi e portarsi all’altezza dei giocatori solo così riesci a dialogare con loro. Fare l’allenatore è un mandato, non ti improvvisi. Sei allenatore anche quando sei giocatore. Fondamentale è il lato psicologico, il coach deve dare equilibrio alla squadra. Determinante è anche l’esperienza da giocatore che uno fa: quello che hai vissuto nello spogliatoio non lo studi da nessuna parte, ti entra nell’animo e rimane.

Da qualche anno sei passato al calcio femminile, perché questo cambio?
Il passaggio al calcio femminile è avvenuto un po’ per caso. Era un momento in cui ero “disoccupato”, andai per curiosità a vedere un allenamento femminile, un po’ incuriosito e spinto da Evaldo Montecucco, allora dirigente che, successivamente, mi ha chiesto se avevo voglia di provare ad allenare le ragazze. Dopo tre a Alessandria sono, da quest’anno, a Acqui chiamato da Arturo Merlo, direttore generale. Oggi non sono l’unico novese in campo ho insieme il dottor Davide Saccone e Giorgio Basso e poi in squadra ci sono due ragazze di Novi: Lucrezia Lupi e Carlotta Rolando.

È più difficile allenare le donne o gli uomini? Quello femminile è uno spogliatoio difficile?
Il calcio è uguale per tutti, non c’è distinzione. Bisogna però vincere ancora dei pregiudizi. Sicuramente le donne lavorano molto di più rispetto agli uomini, hanno più resistenza al dolore e soprattutto si assumono meno responsabilità in campo. È, però, un bene per loro avere un allenatore maschio che fornisce loro un equilibrio. Nelle donne c’è un’attenzione quasi, direi, maniacale. A loro non sfugge nulla, non puoi fare errori perché sono pronte a segnarlo con la matita blu! E, soprattutto si coalizzano, diventano una fortezza inespugnabile. Soprattutto bisogna stare attenti a non entrare nella loro vita privata. L’allenatore deve essere camaleontico perché la situazione è sempre variabile. E poi rispetto agli uomini le donne sono estremamente esigenti.

Passiamo ora, per un attimo, all’argomento impianti sportivi. Già da tempo a Novi Ligure si dibatte sulla necessità di realizzare un campo in sintetico a San Marziano, tu, da tecnico, ritieni utile questa struttura?
Il campo in sintetico è fondamentale per tutti. Avremmo dovuto averlo già da tempo. Inoltre per i più piccoli è importantissimo per lavorare a un certo livello tecnico evitando anche dei traumi.

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