MESSAGGI IN BOTTIGLIA – Sotto lo sterno
Laspetto principale dellipocondria è la convinzione ingiustificata di soffrire di una qualche malattia, che persiste nonostante le visite mediche e gli esami diagnostici. Provate quindi a pensare alla fatica, soprattutto emotiva, che connota il vissuto di chi soffre di questo che è riconosciuto come un disordine mentale somatoforme
L?aspetto principale dell?ipocondria è la convinzione ingiustificata di soffrire di una qualche malattia, che persiste nonostante le visite mediche e gli esami diagnostici. Provate quindi a pensare alla fatica, soprattutto emotiva, che connota il vissuto di chi soffre di questo che è riconosciuto come un disordine mentale somatoforme
NOVI LIGURE – Sotto lo sterno. Questa l’etimologia del termine “ipocondria”, a indicare quella parte del corpo che, secondo la medicina ippocratica, era luogo elettivo del manifestarsi dei sintomi. Così mi ha raccontato un mio caro amico medico per descrivermi il suo dolore epatico intrattenendomi per una ventina di minuti con la descrizione dei sintomi e dei timori ad essi associati, con l’elenco degli esami obiettivi e radiodiagnostici effettuati e da effettuarsi. Risultato: nessun riscontro organico al malessere, come peraltro lui sapeva fin dall’inizio o, detto in altri termini, meno medici e più psicologici, presenza di aspetti mentali strettamente connessi, fino ad ora non riconosciuti e palesati nel dolore fisico.
Lui stesso ne è perfettamente consapevole, perciò chiama questa problematica con il suo nome, ipocondria, letteralmente paura delle malattie, la cui caratteristica essenziale risiede nella preoccupazione immotivata per le proprie condizioni di salute, accompagnata da disturbi sia fisici sia emotivi, quali ansia e sintomi depressivi. L’aspetto principale dell’ipocondria è che questa convinzione ingiustificata di soffrire di una qualche malattia persiste nonostante le visite mediche e gli esami diagnostici, come nel caso del mio amico che, tra l’altro, medico lui stesso, ha ancor più conoscenza e facile accesso ai vari check-up cui la persona ipocondriaca tende a sottoporsi. Provate quindi a pensare alla fatica, soprattutto emotiva, che connota il vissuto di chi soffre di questo che è riconosciuto come un disordine mentale rientrante nella categoria dei disturbi somatoformi, ossia caratterizzati da una sintomatologia fisica di origine psichica: tutta l’esistenza ne è influenzata e possono aversi conseguenze sui normali ritmi di lavoro e sugli equilibri relazionali, soprattutto familiari.
Senza trascurare che, proprio perché queste persone hanno una storia di lamentazioni senza una reale base fisica, c’è il rischio di valutazioni superficiali da parte del medico, che, attribuendo il malessere al sintomo ipocondriaco, rischia di tralasciare una condizione medica generale non connessa ad esso. Un po’ come chi tende a gridare “al lupo al lupo”, a invocare quindi aiuto contro un pericolo immaginario, con il rischio, come succede al pastore della favola di Esopo da cui questo modo di dire prende il nome, di restare inascoltato quando il lupo arriva davvero, ossia quando un disturbo fisico oggettivo potrebbe esserci. Potremmo dire che la persona ipocondriaca ha un interesse per il proprio corpo che non è “normale”, perché generalmente la persona sana “sperimenta il proprio corpo ma non pensa ad esso” (Jaspers): egli però non sta simulando, non facciamo l’errore di credere questo, si sente davvero malato e il suo corpo si modifica effettivamente di conseguenza. Cosa accade, quindi, nella sua psiche? Quali le ragioni sottostanti questo fenomeno che tende a colpire indistintamente uomini e donne, per lo più nella fascia tra i 40 e i 50 anni? Per saperlo non perdete i prossimi MIB!
“Scrivere una ricetta è facile, ma ascoltare la sofferenza è molto, molto più difficile” (F. Kafka)