Commercio in crisi. E il tribunale mette i sigilli
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Elio Defrani - e.defrani@ilnovese.info  
10 Settembre 2014
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Commercio in crisi. E il tribunale mette i sigilli

Capita all'Outlet di Serravalle Scrivia, dopo il fallimento di una ditta bergamasca che aveva preso in affitto un negozio. Dentro, apparecchiature e merce che serviranno a ripagare i creditori. E i dipendenti aspettano l'udienza davanti al giudice.

Capita all'Outlet di Serravalle Scrivia, dopo il fallimento di una ditta bergamasca che aveva preso in affitto un negozio. Dentro, apparecchiature e merce che serviranno a ripagare i creditori. E i dipendenti aspettano l'udienza davanti al giudice.

SERRAVALLE SCRIVIA – Non capita molto spesso di vedere un negozio chiuso, in quel tempio del commercio che è l’Outlet di Serravalle Scrivia. Certo, esercizi che hanno cessato l’attività ce ne sono già stati, di solito prontamente sostituiti da qualche altro marchio della moda italiana o internazionale. Ma è la prima volta che le porte di uno dei punti vendita all’interno del centro commerciale della McArthurGlen vengono “sbarrate” con i sigilli imposti dal tribunale.

Sulla vicenda è bene chiarire subito che la multinazionale inglese proprietaria dell’Outlet di Serravalle Scrivia non c’entra nulla. A decretare pochi giorni fa la chiusura del negozio è stato il tribunale, dichiarando fallita la ditta di Bergamo che aveva preso in affitto il punto vendita. E poiché all’interno del negozio c’è ancora “merce buona” che i creditori potrebbero reclamare, in attesa dell’inventario i magistrati hanno deciso di sigillare i locali.

La storia parte da lontano. Finalba Store srl è stata fondata da un imprenditore bergamasco alla fine degli anni Novanta. Nel 2008 è stata rilevata da un gruppo di investitori che l’anno dopo ha acquisito anche una società bresciana, la R&D Italy srl. Le due ditte prendono in affitto locali all’interno di centri commerciali sparsi un po’ in tutto il Nord Italia e poi li gestiscono con i propri marchi o per conto di importanti griffe della moda.

Gli affari inizialmente vanno molto bene: nel 2011 le due società potevano vantare 60 negozi e un fatturato da 40 milioni di euro. Poi però la crisi si fa sentire: le case d’abbigliamento cominciano a gestire direttamente la rete dei punti vendita, con l’obiettivo di ridurre i costi, e di questo risentono particolarmente le società che fungono da “intermediarie”, come Finalba Store e R&D Italy.

Le acque si fanno sempre più agitate e nel 2013 le due ditte vengono ammesse al concordato preventivo e successivamente dichiarate fallite. Oggi Finalba Store è in esercizio provvisorio: tutti i punti vendita rimasti (sette) sono aperti e funzionanti, e l’attività della società prosegue regolarmente sotto la guida del curatore nominato dal tribunale.
R&D Italy invece conta undici negozi, uno dei quali è quello “sigillato” all’Outlet. “I sigilli sono stati apposti perché lo prevedeva la sentenza di fallimento – spiega il curatore Silvano Crescini – All’interno ci sono attrezzature e beni che potranno essere eventualmente svincolati dopo l’udienza di verifica del passivo. La nostra speranza è di trovare un imprenditore che sia disposto a rilevare l’attività, ovviamente con l’assenso di McArthurGlen che è proprietaria dei locali”.

Dei dipendenti di R&D Italy, chi ha potuto ha trovato lavoro in altri negozi del centro commerciale. Per gli altri si sta concludendo il periodo di cassa integrazione. “Attendiamo l’udienza di verifica del passivo – spiega una ex lavoratrice – per sapere quanto potremo recuperare delle mensilità arretrate, risalenti al periodo antecedente il concordato”. Le udienze con cui i creditori potranno far valere i propri diritti sono fissate al 18 novembre per R&D Italy e al 2 dicembre per Finalba Store.

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