Sulla piscina una causa da 1,2 milioni di euro
Home
Elio Defrani - e.defrani@ilnovese.info  
27 Settembre 2014
ore
00:00 Logo Newsguard

Sulla piscina una causa da 1,2 milioni di euro

La ditta romana che ha realizzato l'impianto di Arquata Scrivia chiede al Comune un milione e 244 mila euro per i lavori. Soldi non dovuti secondo l'amministrazione Spineto, che anzi ha applicato all'azienda costruttrice una penale per il ritardo nelle certificazioni degli impianti

La ditta romana che ha realizzato l'impianto di Arquata Scrivia chiede al Comune un milione e 244 mila euro per i lavori. Soldi non dovuti secondo l'amministrazione Spineto, che anzi ha applicato all'azienda costruttrice una penale per il ritardo nelle certificazioni degli impianti

ARQUATA SCRIVIA – Una causa da oltre 1,2 milioni di euro vede contrapposti il Comune di Arquata Scrivia e la Edil Contract srl, l’azienda di costruzioni che ha realizzato la piscina aperta al pubblico nel luglio 2013.
La ditta romana si è infatti rivolta al tribunale di Alessandria per chiedere il pagamento di un milione e 244 mila euro, per quelle che in gergo tecnico si chiamano “riserve” (in pratica ha chiesto un maggior compenso rispetto a quello pattuito con la gara d’appalto, una prassi normale quando l’appaltatore ritiene che il capitolato fosse per qualche motivo scritto “al risparmio”). L’amministrazione comunale arquatese, però, non solo non vuole sborsare un euro, ma si appresta a resistere in giudizio e a chiedere a propria volta il pagamento di un indennizzo.

L’apertura dell’impianto, costato poco più di 2,6 milioni di euro, ha subìto diversi ritardi. Una situazione che il Comune non ha tollerato, tanto da applicare le penali previste dal contratto. A marzo di quest’anno, 177 mila euro erano stati decurtati dal compenso dovuto alla Edil Contract, per il ritardo con cui l’azienda aveva presentato le certificazioni degli impianti. La ditta romana non l’aveva presa bene e aveva preannunciato l’intenzione di citare in giudizio il Comune per il pagamento dei lavori e dei danni. Così ha fatto e il 30 ottobre si aprirà il processo.

Il vicesindaco e assessore ai lavori pubblici Francesco Bisignano si sente sicuro delle proprie ragioni: “Nel respingere le riserve della Edil Contract ci siamo avvalsi del parere concorde di ben quattro tecnici: il responsabile del procedimento, il direttore dei lavori e due collaudatori – ha detto Bisignano – Tutte e quattro le relazioni hanno sancito che le pretese della ditta costruttrice non erano fondate”. Ora la parola passa ai giudici.

Il servizio completo sul Novese in edicola a partire da giovedì 2 ottobre.

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione