Fusti interrati, alla Nucleare scatta l’allarme
Durante alcuni lavori di scavo rinvenuti cinque fusti metallici corrosi. I controlli effettuati non hanno rilevato presenza di radioattività. Per i tecnici dell'Arpa però la presenza di Cesio 137 nel suolo deve essere oggetto di ulteriori approfondimenti.
Durante alcuni lavori di scavo rinvenuti cinque fusti metallici corrosi. I controlli effettuati non hanno rilevato presenza di radioattività. Per i tecnici dell'Arpa però la presenza di Cesio 137 nel suolo deve essere oggetto di ulteriori approfondimenti.
BOSCO MARENGO – Le analisi eseguite dall’Arpa rassicurano, ma fino a un certo punto: quei cinque fusti, rinvenuti sotto terra a fine agosto nei pressi dello stabilimento Sogin di Bosco Marengo, non avrebbero contaminato il suolo. Non c’è Uranio, se non quello presente naturalmente nel terreno, ma “le concentrazioni di Cesio 137, seppur compatibili con i valori medi misurati nello strato superficiale dei suoli della zona, suggeriscono azioni di approfondimento”.
Facciamo un passo indietro: è il 28 agosto scorso e durante i lavori di rimozione di alcuni arbusti che si trovavano all’interno dell’area dell’impianto nucleare – tra la recinzione esterna e la cosiddetta recinzione di security – sono stati rinvenuti sotto al terreno cinque fusti metallici corrosi “riconducibili alle pregresse attività nucleari che venivano svolte nell’impianto”, ha scritto Sogin in una nota stampa.
Forse quei cinque non sono gli unici fusti sepolti – visto che Sogin ha disposto “indagini geomagnetiche per determinare l’estensione del terreno interessato” – ma di sicuro, fortunatamente, i controlli radiometrici sùbito effettuati “non hanno rilevato presenza di radioattività, escludendo perciò conseguenze radiologiche per i lavoratori, i cittadini e l’ambiente”.
Songiurati pericoli immediati, sono a quel punto scattate le analisi da parte dell’Arpa e dell’Ispra. L’Agenzia regionale e l’Istituto superiore per la protezione ambientale hanno inviato sul posto due tecnici del Dipartimento Radiazioni che hanno prelevato vari campioni di terreno e anche un campione del coibente che ricopriva uno dei fusti, tranciato accidentalmente dall’escavatore durante le operazioni di rimozione degli arbusti.
Poi sono iniziate le analisi. Per l’Uranio 235 e l’Uranio 238, i valori sono risultati compatibili con quello presente in natura. Scrive l’Arpa che “non sono stati evidenziati valori anomali delle concentrazioni degli isotopi dell’Uranio”. Al contrario “le concentrazioni di Cesio 137, seppur compatibili con i valori medi misurati nello strato superficiale dei suoli della zona, suggeriscono azioni di approfondimento”.
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