MESSAGGI IN BOTTIGLIA – La vita è un viaggio che cambia in corsa
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Daria Ubaldeschi - mib@ilnovese.info  
6 Ottobre 2014
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MESSAGGI IN BOTTIGLIA – La vita è un viaggio che cambia in corsa

Di solito ciò che ci colpisce, un detto, un volto, un’immagine, una scena cui assistiamo, ha un senso preciso nella nostra storia di vita, anche se nell’immediato non riusciamo a spiegarcelo. Qualcosa ci attrae, ce ne domandiamo il motivo. Ed è così anche nei rapporti con gli altri, nel modo in cui incontriamo le persone e in cui si costruiscono e si interrompono le relazioni

Di solito ciò che ci colpisce, un detto, un volto, un?immagine, una scena cui assistiamo, ha un senso preciso nella nostra storia di vita, anche se nell?immediato non riusciamo a spiegarcelo. Qualcosa ci attrae, ce ne domandiamo il motivo. Ed è così anche nei rapporti con gli altri, nel modo in cui incontriamo le persone e in cui si costruiscono e si interrompono le relazioni

NOVI LIGURE – Mi sono imbattuta in questa frase qualche giorno addietro, mentre ascoltavo la radio, credo si trattasse della pubblicità di un’automobile, fatto sta che mi è rimasta impressa, me la sono annotata e ho pensato di prenderla come spunto per il Mib di questa settimana. Penso sarà capitato anche a voi d’incontrare una citazione che vi è sembrata significativa, magari proprio in relazione all’esperienza che stavate vivendo in quel momento.

Di solito ciò che ci colpisce, un detto, un volto, un’immagine, una scena cui assistiamo, ha un senso preciso nella nostra storia di vita, anche se nell’immediato non riusciamo a spiegarcelo. Qualcosa ci attrae, ce ne domandiamo il motivo, magari poco dopo ce ne dimentichiamo ma è per questo che suggerisco sempre di prenderne nota, poichè tutto ciò su cui ci soffermiamo e che dà origine ad una riflessione su noi stessi può svelarci qualcosa di noi, diviene un simbolo, un segno che mette insieme ciò che sul momento ci può apparire illogico e distinto.

Come ho avuto modo di dire spesso su queste pagine, infatti, i libri che leggiamo, i film che vediamo, la musica che ascoltiamo, non viene mai scelta a caso, anche se così può apparire, constatazione ovvia ma sulla quale credo non ci soffermiamo mai abbastanza. Provate a pensare: siete in libreria, girate tra gli scaffali e il titolo di un libro attira la vostra attenzione, sorge in voi il desiderio di leggerlo, anche se non ne avevate mai sentito parlare … oppure passate di fronte allo scaffale con i DVD e prendete in modo automatico un film che è lì da anni perché avete voglia di rivederlo proprio oggi … o ancora, c’è una canzone che ascoltate di continuo mentre viaggiate in auto, un replay dopo l’altro senza stancarvi mai.

Ed è così anche nei rapporti con gli altri, nel modo in cui incontriamo le persone e in cui si costruiscono e si interrompono le relazioni. La nostra esistenza è proprio come un viaggio che ha un inizio e una fine ed è proprio durante questo viaggio che comprendiamo qual è stato il progetto, almeno cosciente e reale, che è stato fatto su di noi, ed è come esso si è realizzato, le deviazioni e le interruzioni che ha subito che determinerà le successive tappe, i paesi sconosciuti che visiteremo, spesso non quelli che avevamo programmato.

Il significato della frase del titolo risiede proprio tutto qui: per quanto ci affanniamo a programmare ogni singola tappa del nostro viaggio esistenziale, nel vano tentativo di tenere sotto controllo ogni variabile ed essere così preparati alle evenienze più disturbanti, ecco che accade qualcosa di non preventivato che fa cambiare direzione, perché abbiamo magari deciso in quel senso o perché, come è più frequente, dobbiamo adattarci ad un inaspettato cambiamento. Darvi un significato, trovarvi una collocazione nel continuum della nostra vita è fondamentale e, statene certi, un simbolo che lo rappresenta e lo renderà con il tempo più comprensibile c’è sempre.

“Non v’è rimedio per la nascita e la morte, salvo godersi l’intervallo” (A. Schopehauer)
 

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