Un’associazione per la ricostruzione del Pci
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Gianni Malfettani, reduce dalla conferenza nazionale politica organizzativa del Pci e che rivolge un appello per la ricostruzione del Partito dei Comunisti Italiani
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Gianni Malfettani, reduce dalla conferenza nazionale politica organizzativa del Pci e che rivolge un appello per la ricostruzione del Partito dei Comunisti Italiani
NOVI LIGURE – Sabato 27 e domenica 28 settembre sono stato a Bologna alla conferenza nazionale politica organizzativa del Partito dei Comunisti Italiani. Certo di dare un contributo al dibattito politico, non solo locale, sono convinto che essere comunista significhi avere l’ambizione di capire il mondo meglio di altri, il desiderio di conquistare più persone possibile, non soltanto perchè si è democratici, non solo per raggiungere la maggioranza, ma nella convinzione che la nostra forza sta nella capacità di persuadere e nella possibilità di rappresentare le necessità e gli ideali dell’umanità.
Questo è essere comunisti, non una definizione astratta e avulsa dalla storia e dal contesto sociale e culturale. Non è un sogno, ma un modo di vivere e di operare nella realtà. Dobbiamo tornare ad avere la speranza nella possibilità di tornare a essere uomini e donne di sinistra, comunisti e non, capaci di riconoscersi e di agire come tali. C’è un popolo di uomini e donne che chiede una grande, nuova forza politica, un partito che li chiami a prendere la parola e ad agire e a contare, non una federazione di apparati, non provvisori cartelli elettorali, non qualche occasione per commuoversi o per gridare nel buio il proprio essere nel giusto da sempre e per sempre.
Dobbiamo trovare la forza di tornare a essere un partito grande, forte, che è punto di riferimento nella sinistra italiana, quella forza che avevamo e che abbiamo perso. Dobbiamo rivoluzionare il nostro partito, dare speranza agli iscritti, dare forza a quello che facciamo e a quello che diciamo. Credo che questa sia l’ultima fermata, per il PdCI, per la sinistra, per quel popolo di sinistra sommerso che ormai ha perso ogni speranza. Per fare questo (non è facile, lo so) bisogna buttare il cuore oltre l’ostacolo, bisogna credere nelle nuove generazioni del partito, bisogna responsabilizzare di più gli iscritti, non lasciarli a loro stessi ma impegnarli nel lavoro per il partito. Solo facendo lavorare e responsabilizzando di più i compagni, avremo risultati diversi, avremo più impegno e più coinvolgimento. Bisogna dire queste cose pubblicamente e con forza, creare occasioni per pronunciarsi e iniziative che vadano nella direzione giusta. Bisogna insistere. I giovani, uomini e donne, possono farlo, non sarebbe la prima volta nella storia che i giovani possono essere saggi e salvare la situazione. Non sarebbe la prima volta che lo sguardo della generazione più giovane si dimostra più ampio e più profondo di quello degli altri.
Per quanto emerso dalla conferenza nazionale del PdcI ed in quella regionale svoltasi a Verbania sabato 13 settembre, aderisco all’appello lanciato dal compagno Bruno Steri di Rifondazione per costituire l’associazione per la ricostruzione del Pci, memoria di una grandissima storia per non dover rinunciare ai nostri ideali e per rimettere in campo il nostro simbolo.