Un colpo perfetto. Che ha colpito il bersaglio sbagliato
Lorenzo Venturini, 67 anni, ieri mattina è stato colpito in pieno petto da un proiettile di carabina sparato per errore da un compagno di squadra, durante una battuta di caccia al cinghiale. È accaduto nei boschi di Variana, tra Arquata e Grondona
Lorenzo Venturini, 67 anni, ieri mattina è stato colpito in pieno petto da un proiettile di carabina sparato per errore da un compagno di squadra, durante una battuta di caccia al cinghiale. È accaduto nei boschi di Variana, tra Arquata e Grondona
GRONDONA – Un colpo perfetto, dritto al cuore. Ma contro il bersaglio sbagliato. Non c’è stato scampo per Lorenzo Venturini, il cacciatore che ieri mattina è stato colpito in pieno da un proiettile di carabina sparato per errore da un compagno di squadra, durante una battuta di caccia al cinghiale.Arquatese, 67 anni, Venturini viene descritto da Angelo Sobrero, delegato di zona Arcicaccia, come un cacciatore prudente e molto competente. “Una passione che aveva fin da giovane – dice – Ormai aveva quasi mezzo secolo di esperienza alle spalle”. Non a caso Venturini era il capo del gruppo di cacciatori – una dozzina, tutti della zona – che ieri mattina, nei boschi di Variana, frazione di Grondona, stava dando la caccia al cinghiale.
Prudenza ed esperienza però non sono bastate a salvargli la vita: centrato dal proiettile di un compagno di squadra (un giovane di Grondona di circa trent’anni, che ora rischia l’incriminazione per omicidio colposo), è morto sul colpo.
Alcuni cacciatori hanno riferito che il gruppo guidato da Venturini stava percorrendo un sentiero lungo un costone, in una zona piuttosto impervia, quando il 67enne si è fermato un attimo per togliersi il maglione. In quel momento, tre cinghiali, forse incalzati dai cani, sarebbero sbucati dalla macchia. A quel punto, dalla carabina del trentenne grondonese sarebbe partito il colpo mortale che, invece di abbattere l’ungulato, ha ferito a morte l’arquatese.
Altri invece hanno spiegato che Venturini era già appostato e si sarebbe alzato per sparare a un cinghiale, quando l’altro cacciatore – che aveva avuto la medesima idea – aveva fatto fuoco centrando l’uomo anziché l’animale.
In ogni caso, l’esatta dinamica dei fatti è al vaglio dei carabinieri di Arquata Scrivia, che ieri hanno fatto arrivare sul posto anche i colleghi del reparto di investigazioni scientifiche di Alessandria.
È arrivato anche il magistrato titolare dell’inchiesta, che ha voluto prendere visione del luogo. L’accusa per il trentenne potrebbe essere di omicidio colposo semplice, o con colpa grave se dovessero emergere fatti aggravanti. Per tutto il pomeriggio, i carabinieri hanno ascoltato le testimonianze dei componenti della squadra, scioccati per l’accaduto.
Tra l’altro, i primi giorni della stagione venatoria sono spesso i più pericolosi: la vegetazione è ancora fitta e riduce la visibilità dei cacciatori. Colpire per errore un compagno non è un evento impossibile. I cacciatori lo sanno, ma fanno ogni volta affidamento sull’esperienza e sul buon senso. Le norme prevedono che la squadra segnali l’area di caccia e che i partecipanti indossino il giubbotto catarifrangente, proprio per rendersi vivibili anche tra la nebbia che, in autunno, tra i boschi dell’Appennino, è frequente.
Ferroviere in pensione, Lorenzo Venturini viveva a Arquata Scrivia in via Pratolungo. Era sposato con Maria Luisa Picollo, dalla quale aveva avuto due figli: Giorgio, 38 anni, e Silvia, 27. Giorgio è dipendente della Roquette di Cassano Spinola, Silvia di una azienda che produce impianti di sicurezza a Novi Ligure.
Nella stagione 2013/14, secondo l’Avc (Associazione vittime della caccia), su 60 giornate venatorie effettive, ci sono stati 13 morti (di cui 12 cacciatori) e 69 feriti (di cui 50 cacciatori). La stagione precedente era andata peggio, con 21 morti e 97 feriti.