La furia dell’acqua mette in ginocchio la città
Novi tagliata in due a causa dell'allagamento dei sottopassi ferroviari. I problemi all'ospedale San Giacomo. Le polemiche sulla mancata chiusura delle scuole. L'acqua che invade le strade, i garage, le cantine e i locali posti al piano terra. Cronaca di una giornata che non avremmo voluto vivere
Novi tagliata in due a causa dell'allagamento dei sottopassi ferroviari. I problemi all'ospedale San Giacomo. Le polemiche sulla mancata chiusura delle scuole. L'acqua che invade le strade, i garage, le cantine e i locali posti al piano terra. Cronaca di una giornata che non avremmo voluto vivere
NOVI LIGURE – Undici anni fa il disastro era arrivato come il lampo. Il terremoto aveva squassato le case, i muri avevano tremato per pochi secondi e la gente si era riversata in strada.Ieri, a Novi Ligure, si è consumata una giornata per certi versi speculare: la forza della natura non è arrivata tutta d’un colpo, ma lentamente, ora dopo ora, minuto dopo minuto, goccia dopo goccia.
Fino a quando quelle gocce, messe tutte insieme, si sono trasformate in un fiume in piena che sembrava voler travolgere tutto. E allora altro che scendere in strada: si sale ai piani superiori, si abbandonano al loro destino i negozi, i garage, le cantine, che intanto non si riuscirebbe a mettere in salvo nulla.
A Novi l’acqua ha subito invaso i punti nevralgici: i tre sottopassi che permettono alla due parti città – divise dalla linea ferroviaria – di dialogare tra di loro. Già alle 7 del mattino l’acqua, in quello di via Verdi, era sopra il livello dei marciapiedi. Ha continuato a salire inesorabilmente, fino a quando l’ha riempito. Una piscina di fango da cui si vedeva spuntare il tettuccio di un’auto che evidentemente non era riuscita a cavarsene fuori. Tanto che per tutta la giornata è stato un continuo di voci secondo cui dentro quella macchina era affogato un uomo. Voci infondate per fortuna, come quelle che davano cinque persone coinvolte nel crollo di un’abitazione a Arquata Scrivia.
Quasi contemporaneamente, un fiume di acqua e fango ha cominciato a scendere dalla collina del castello e da quella che sovrasta il San Giacomo. Piombando giù per via Oneto, via Demicheli, via Figini, via dell’Ospedale e invadendo addirittura le corsie del nosocomio. Quando l’acqua è entrata al piano terra del San Giacomo, le autorità sanitarie non hanno potuto fare altro che trasferire ai piani superiori i pazienti meno gravi, e in altri ospedali quelli più gravi.
Nel giro di un paio d’ore, in tutta la città era emergenza. Sono pochissime le vie che sono rimaste immuni dalla furia dell’acqua. Dal G3 alla Merella, da via Raggio a via Ovada, da via Mazzini a corso Piave e al centro storico: allagamenti di strade, di cantine, di garage e di locali posti al pian terreno si sono registrati un po’ ovunque. In via Mascagni, nell’asfalto si è aperta una voragine lunga circa quattro metri e larga almeno uno.
Mentre Novi finiva schiacciata dalla furia dell’acqua, cresceva l’apprensione per gli istituti scolastici. All’ora dell’uscita, molti ragazzi, nell’impossibilità di essere raggiunti da un genitore, sono rimasti a scuola assistiti dagli insegnanti e dalla protezione civile comunale, che ha procurato loro da mangiare. Oggi a Novi Ligure (e in molti comuni del circondario) le scuole di ogni ordine e grado rimarranno chiuse: ma la polemica sul perché – con un’allerta meteo di livello 2 annunciata alle 13 di domenica – non siano state annullate le lezioni anche ieri, ha già mosso i primi passi.
Pioggia, tuoni e fulmini (e anche un po’ di grandine), accompagnati da una temperatura quasi innaturale intorno ai 20 gradi, hanno continuato a far paura ai novesi fino all’ora di pranzo. Poi, lentamente, l’acqua ha iniziato a defluire, i tombini a inghiottire quei fiumi marroni di terra, le strade a tornare transitabili. Prima il sottopasso di via Mazzini, poi quello di via Crispi e di via Verdi sono stati liberati dall’acqua e il traffico è tornato quasi alla normalità. Qui e là, sono rimaste le auto spostate e danneggiate dalla furia dell’acqua, i bidoni trascinati anche a centinaia di metri di distanza dalla propria posizione originaria.
E soprattutto una linea scura sui muri delle case: a ricordare che l’acqua è arrivata fin lì, e che se non è andata oltre è perché ha smesso di piovere. Maledetto cielo, che tu sia benedetto.