Terzo Valico, Arquata presenta ricorso al Tar del Lazio
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Lucia Camussi - l.camussi@ilnovese.info  
22 Ottobre 2014
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Terzo Valico, Arquata presenta ricorso al Tar del Lazio

La giunta comunale ha deciso di dare autorizzazione al sindaco Paolo Spineto e impugnare la determina del ministero dell'Ambiente, che aveva dato parere positivo in merito al primo lotto del progetto esecutivo del Terzo Valico dei Giovi. L'amministrazione comunale parla di "forte negativo impatto ambientale e sociale"

La giunta comunale ha deciso di dare autorizzazione al sindaco Paolo Spineto e impugnare la determina del ministero dell'Ambiente, che aveva dato parere positivo in merito al primo lotto del progetto esecutivo del Terzo Valico dei Giovi. L'amministrazione comunale parla di "forte negativo impatto ambientale e sociale"

ARQUATA SCRIVIA – Il Cociv tornerà a Arquata Scrivia il prossimo 19 novembre per eseguire gli espropri nel cantiere di Radimero. È il consorzio stesso ad averlo comunicato con un atto ufficiale, pubblicato all’albo pretorio del Comune il 15 ottobre, due giorni dopo l’alluvione che ha interessato l’intera zona. Atto che ha provocato l’immediata reazione del movimento che si oppone alla realizzazione dell’opera ferroviaria. “Si tratta di un vero e proprio affronto ai cittadini di un territorio che sta ancora facendo la conta dei danni – spiegano i No Tav – e che dimostra come i costruttori del Terzo Valico siano privi dei principi etici necessari a una convivenza rispettosa”.

Il Comune di Arquata intanto ha deciso di presentare ricorso al Tar del Lazio, impugnando la determina del ministero dell’Ambiente, che aveva dato parere positivo sul primo lotto del progetto esecutivo del Terzo Valico dei Giovi; l’autorizzazione al sindaco è stata affidata tramite delibera della giunta comunale.

“Sulla scorta della progettazione a disposizione, l’opera prevista, almeno per la parte che interessa questo Comune, si ritiene costituisca forte negativo impatto ambientale e sociale – sostiene l’amministrazione comunale – che potrebbe pregiudicare la qualità della vita, la salute dei cittadini e le risorse naturali del territorio arquatese e, peraltro, il progetto stesso mal si coniuga con lo sviluppo urbanistico e viabile intervenuto nel periodo successivo l’approvazione del progetto definitivo”. 

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