Cit, per la privatizzazione c’è solo un’offerta sul tavolo
L'unica manifestazione di interesse valida è arrivata dall'associazione temporanea di imprese formata da Arfea, Autolinee Giachino e Gelosobus. Esclusa per palese mancanza dei requisiti la busta arrivata da uno dei colossi del trasporto pubblico in Europa: ma perché l'azienda ha commesso un errore tanto grossolano?
L'unica manifestazione di interesse valida è arrivata dall'associazione temporanea di imprese formata da Arfea, Autolinee Giachino e Gelosobus. Esclusa per palese mancanza dei requisiti la busta arrivata da uno dei colossi del trasporto pubblico in Europa: ma perché l'azienda ha commesso un errore tanto grossolano?
NOVI LIGURE – Una sola manifestazione di interesse ritenuta valida. Questa mattina, la commissione chiamata ad analizzare i plichi giunti in municipio per il bando di privatizzazione del Cit si è trovata di fronte due buste, ma la prima – quella della Ratp Dev Italia srl – è stata scartata perché palesemente priva dei requisiti richiesti (per una gara di questa importanza, con un importo a base d’asta di oltre 578 mila euro, la legge stabilisce criteri molto precisi, anche di forma).Sul tavolo così è rimasta solo la manifestazione di interesse dell’Associazione temporanea di imprese formata da Arfea di Alessandria, Autolinee Giachino di Asti e Gelosobus di Canelli.
Le tre aziende di trasporto hanno presentato i documenti per accedere alla seconda fase della gara, con cui i Comuni proprietari del Consorzio novese dei trasporti intendono mettere in vendita il 40 per cento delle quote della società. Arfea, Giachino e Gelosobus hanno formato una Ati di cui ciascuna ditta detiene un terzo delle quote. Formalmente però è l’Arfea, con il 33,34 per cento, a esserne la capogruppo.
Le tre aziende, insieme, hanno un patrimonio netto di poco più di 5,5 milioni di euro (1,5 milioni Arfea, 2,45 milioni Giachino e 1,56 milioni Gelosobus), superiore quindi a quello richiesto dal bando per la privatizzazione del Cit.
Le ditte che intendono acquisire il 40 per cento delle azioni del Cit devono infatti dimostrare di aver realizzato, negli ultimi tre anni, un fatturato derivante da ricavi per servizi di trasporto urbano non inferiore a 543 mila euro. E il patrimonio netto deve essere di almeno 4,9 milioni di euro. Una clausola che l’Arfea di Alessandria considerava troppo restrittiva e contro cui aveva proposto ricorso al Tar (il quale, per ora, si è espresso a favore del Cit).
Ora si apre la seconda fase, in cui la Ati potrà accedere ai documenti aziendali del Consorzio novese dei trasporti per poi presentare la effettiva offerta di acquisto delle quote e il piano industriale.
Rimane da capire perché una grande azienda come la Ratp Dev Italia, che fa capo a uno dei colossi europei del trasporto pubblico – la francese Ratp, con 9.500 dipendenti sparsi in 12 Paesi – abbia presentato una manifestazione di interesse con modalità palesemente difformi da quelle richieste dal bando, sia nella forma che nella sostanza. L’errore di un impiegato distratto?