Rugby Novi, quella squadra di successo senza campo per allenarsi
Cè una squadra con 150 tesserati che porta il nome della nostra città ma che a Novi non dispone neppure di un campo per allenarsi. Il Rugby Novi infatti è novese al cento per cento, dai dirigenti ai tantissimi giovani che praticano lo sport della palla ovale ma per operare deve rivolgersi ai paesi limitrofi.
C?è una squadra con 150 tesserati che porta il nome della nostra città ma che a Novi non dispone neppure di un campo per allenarsi. Il Rugby Novi infatti è novese al cento per cento, dai dirigenti ai tantissimi giovani che praticano lo sport della palla ovale ma per operare deve rivolgersi ai paesi limitrofi.
NOVI LIGURE – C’è una squadra con 150 tesserati che porta il nome della nostra città ma che a Novi non dispone neppure di un campo per allenarsi: sembra un indovinello di quelli di una volta ma invece è la cruda realtà. Il Rugby Novi infatti è novese al cento per cento, dai dirigenti ai tantissimi giovani che praticano lo sport della palla ovale ma per operare deve rivolgersi ai paesi limitrofi come Pasturana e Francavilla. Non un paradosso ma una verità inconfutabile che testimonia la necessità, forse, di dovere progettare il futuro dello sport cittadino tenendo conto dell’evoluzione delle discipline che piacciono ai giovani dove gli sport tradizionali tirano meno e invece crescono discipline prima poco conosciute come rugby, nuoto o badminton.Michael Pierse, irlandese di nascita ma ormai novese honoris causa è il presidente del Rugby Novi, realtà che è passata da 0 a 150 (tesserati) in 4 anni.
Qual è il segreto del vostro successo?
“La passione. Abbiamo 150 ragazzi grazie a costi ridotti per le famiglie (100 euro l’anno il costo dell’iscrizione;ndr) e a educatori preparati con 8 tecnici federali che allenano le nostre 6 squadre dagli Under 6 alle ragazze”.
Siete novesi ma non giocate a Novi.
“Non disponiamo di nessun impianto sportivo e per fare rugby ci appoggiamo agli impianti di Francavilla e Pasturana. In soldoni, spendiamo circa 7mila euro l’anno di affitto di strutture. Ma i nostri conti sono sempre a posto grazie all’autofinanziamento e agli sponsor dove però facciamo fatica a farci apprezzare ma la crisi non centra nulla: giocare fuori Novi e chiedere contributi a imprese novesi è penalizzante”.
In realtà, utilizzate l’ex ippodromo Romanengo.
“Avevamo ipotizzato seriamente di adeguarlo alle nostre esigenze a nostre spese ma la Fir (federazione italiana rugby) finanzia interventi più importanti . Pazienza” .
Nonostante questa situazione paradossale, da parte vostra nessuna polemica.
“Ne prendiamo atto e non ci piace piangerci addosso o alzare la voce. Certo che spiace giocare fuori città soprattutto perché per gli allenamenti le famiglie devono organizzarsi con le auto mentre in città qualche ragazzo potrebbe muoversi a piedi”.
Cosa chiedete all’amministrazione comunale?
“Servirebbe un campo dedicato al rugby. Ci rendiamo conto che in questo momento è impossibile ma chiediamo di programmare il futuro. Quando si progetta la Novi del domani, occorrerebbe inserire nei piani urbanistici aree verdi attrezzate e dedicate allo sport, non solo palazzi e capannoni. Insomma: per avere un campo da rugby servono almeno 5 anni ma se non si progetta non arriverà mai. Serve volontà politica perché senza le idee chiare sul futuro della città non si va da nessuna parte. Intendiamoci, non tiriamo l’acqua al nostro mulino e siamo felici se a Novi ci saranno gli impianti per le altre discipline ma ci basterebbe fruire di una struttura adatta alle nostre esigenze. Vediamo tanti articoli di giornali di altre città in giro per l’Italia, spesso anche molto più piccole della nostra, che inaugurano i loro impianti per il rugby, perché non riuscirci anche a Novi?”.
In realtà, voi il vostro campo ve lo sareste anche costruito dal nulla e a costo zero per la città. Ci racconta come è andata?
“Un amico del club ci avrebbe regalato in zona Lodolino un terreno a uso agricolo per realizzare il campo. Quando ci informammo ci fu fatto capire di non chiedere neppure il cambio di destinazione urbanistica da agricolo a struttura sportiva perché non ci sarebbe stato concesso. L’idea fu bocciata sul nascere e ci fu spiegato che le intenzioni erano di concentrare gli impianti sportivi della città del futuro nell’area dello stadio. E’ una storia di qualche anno fa, ma finora lì non c’è posto per il rugby”.