Inga, l’agonia della distilleria esempio di architettura industriale
Lennesimo rogo avvenuto giovedì scorso a Serravalle, nellex distilleria Inga, ripropone il caso della città fantasma senza più padroni, oggi ricovero di disperati e senzatetto. Senza contare i furti compiuti nel corso degli anni per asportare rame e metalli vari. Di recupero di questo esempio di archeologia industriale non si parla più
L?ennesimo rogo avvenuto giovedì scorso a Serravalle, nell?ex distilleria Inga, ripropone il caso della ?città fantasma senza più padroni?, oggi ricovero di disperati e senzatetto. Senza contare i furti compiuti nel corso degli anni per asportare rame e metalli vari. Di recupero di questo esempio di archeologia industriale non si parla più
SERRAVALLE SCRIVIA – L’ennesimo rogo avvenuto giovedì scorso a Serravalle, nell’ex distilleria Inga, ripropone il caso della “città fantasma senza più padroni”, oggi ricovero di disperati e senzatetto. Senza contare i furti compiuti nel corso degli anni per asportare rame e metalli vari. La vecchia e storica distilleria, infatti, appare oggi come un sinistro villaggio fantasma. Tracce di bivacchi continui, muri bruciati dappertutto, eternit a tonnellate, su un’area di oltre 10 mila metri quadrati, più grande di un centro commerciale metropolitano.
Una sentenza controversa dello scorso anno, aveva riconosciuto lo stato di abbandono della struttura e sancito, di fatto, il libero accesso a chiunque. Da allora i controlli sono stati molto limitati da parte delle forze di polizia. Tale sentenza era stata emessa in seguito al fermo da parte dei “civich” di alcuni cittadini stranieri, sorpresi mentre una domenica mattina stavano asportando rame e altro materiale metallico. Oggi, di fatto, chiunque potrebbe permettersi di trafugare ciò che rimane, senza correre il rischio di essere punito o di subire comunque una denuncia. Una situazione ai limiti del grottesco.
Il logo della vecchia industria di liquori troneggia ancora, dominante sul paese, ma per l’ex distilleria Inga è un’agonia, accentuata dal lento deterioramento delle strutture che cadono letteralmente a pezzi. Tettoie di eternit penzolanti, muri rigonfi minati dagli incendi, vetrate infrante e attorno a questo quadro di desolazione: bottiglie, materassi che indicano pernottamenti, secchi di vernice e di solventi deteriorati. Un tempo, in vari angoli, erano stati posti a scopo cautelativo dai vigili del fuoco numerosi estintori che poi sono stati rubati. Nella seconda metà degli anni 2000, una piccola porzione della distilleria fu rilevata, ma con scarsissimi risultati, da un imprenditore napoletano, la cui azienda salentina poco dopo chiuse i battenti e fallì.
“La situazione legata all’Inga è assai impegnativa per una piccola amministrazione come la nostra – dice il vicesindaco di Serravalle, Pasquale Vecchi.
Intanto “la città fantasma” continua a far paura e questo è almeno il quinto incendio che avviene solo negli ultimi anni, nell’azienda fondata nel 1932 da Gian Battista Gambarotta. Ormai, di recupero di questo esempio di archeologia industriale non si parla più. Meglio trasformare l’area. Ma con quali quattrini?