Stagione teatrale, si prosegue con Sciascia e la rappresentazione della corruzione
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Michela Ferrando - redazione@ilnovese.info  
27 Gennaio 2015
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Stagione teatrale, si prosegue con Sciascia e la rappresentazione della corruzione

Domani sera, mercoledì 28 gennaio, alle ore 21.00, al Giacometti, i bravissimi Stefano Randisi e Enzo Vetrano con Laura Marinoni porteranno in scena il testo di Leonardo Sciascia “L’onorevole”, per la regia degli stessi Randisi e Vetrano

Domani sera, mercoledì 28 gennaio, alle ore 21.00, al Giacometti, i bravissimi Stefano Randisi e Enzo Vetrano con Laura Marinoni porteranno in scena il testo di Leonardo Sciascia ?L?onorevole?, per la regia degli stessi Randisi e Vetrano

NOVI LIGURE – Domani sera, mercoledì 28 gennaio, alle ore 21.00, al Giacometti i bravissimi Stefano Randisi e Enzo Vetrano con Laura Marinoni porteranno in scena il testo di Leonardo Sciascia “L’onorevole”, per la regia degli stessi Randisi e Vetrano. “L’onorevole” racconta, con intrigante ironia, come l’ascesa politica di un onesto professore di lettere possa diventare un’ineluttabile ma pacifica, perfino brillante, caduta morale.

Il professor Frangipane (Vetrano), pur nella modestia in cui vive, è felice di rappresentare per i suoi figli e i suoi allievi un modello di correttezza e idealità basato sulla cultura e sul rispetto. La moglie Assunta (Marinoni) lo ama, lo ammira e lo sostiene nell’affrontare le difficoltà quotidiane. Una sera d’estate del 1947 il professore riceve una visita inattesa e con essa l’offerta di una candidatura come deputato alle imminenti elezioni politiche nella circoscrizione della Sicilia occidentale. Pur titubante, viene convinto da Monsignor Barbarino (Randisi) ad accettare l’onere e l’onore di sedere come deputato in Parlamento. Ha inizio una carriera politica inarrestabile che lo porta a conquistare un potere sempre più ampio, a muoversi tra agi e lusso, ma anche a scendere a compromessi sempre più miseri e a stringere loschi accordi con personaggi malavitosi. Gli fa da contraltare la moglie Assunta che comincia ad appropriarsi dell’identità che il marito va perdendo, attraverso un’immersione nell’idealismo, nel senso di giustizia e nella sete di cultura di Don Chisciotte, lettura prediletta di Frangipane quando era ancora professore. Assunta tiene sempre pronta una valigia perché è convinta che il marito sarà arrestato da un momento all’altro, e si addolora nel vedere, a casa sua, oggetti sacri diventati elementi di arredo: sarà Monsignor Barbarino a convincere la donna ad accettare un “periodo di riposo” lontano da casa.

Scritto nel 1965, il testo parla di connivenze tra politica, affari, alti prelati e criminalità organizzata, di favori e corruzioni, di furbizie e tradimenti, ed assume il carattere di un’amara profezia, anche per l’avvertenza che l’autore fa nella premessa: “L’onorevole Frangipane è democristiano e la sua circoscrizione è quella della Sicilia occidentale, ma potrebbe anche essere di un altro partito, di più o meno lunga esperienza governativa, e il suo collegio elettorale quello di un’altra regione italiana”. L’autore, da un lato, considera la verità come una visione distorta della realtà, qualcosa da cui allontanarsi gradualmente e mettere all’indice come un’espressione della follia, dall’altro lato, Sciascia descrive la società attraverso meccanismi narrativi che sembrano portare in un luogo e un tempo paralleli, che sono, invece, una descrizione lucida e spietata di ciò che avverrà nel presente o in un futuro più o meno vicino. Un finale sorprendente ribalta la rassegnazione della moglie dell’onorevole in un più crudele e disarmante epilogo che fa scorgere, in un trionfo di glamour, l’abisso quotidiano ormai percepito dall’intera collettività come raggiungimento del vero successo. 

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