Prima Guerra Mondiale, le testimonianze di affetto e riconoscenza della città verso i Caduti
Questanno viene ricordato lanniversario dei cento anni dallinizio della prima guerra mondiale. Anche Novi ha voluto ricordare i suoi caduti. Si trovano, infatti, sparse in diverse zone della città, le testimonianze di riconoscenza e affetto verso tutti combattenti che hanno perso la vita fra il 1915 e il 1918
Quest?anno viene ricordato l?anniversario dei cento anni dall?inizio della prima guerra mondiale. Anche Novi ha voluto ricordare i suoi caduti. Si trovano, infatti, sparse in diverse zone della città, le testimonianze di riconoscenza e affetto verso tutti combattenti che hanno perso la vita fra il 1915 e il 1918
NOVI LIGURE – Quest’anno viene ricordato l’anniversario dei cento anni dall’inizio della prima guerra mondiale. Anche Novi ha voluto ricordare i suoi caduti. Si trovano, infatti, sparse in diverse zone della città, le testimonianze di riconoscenza e affetto verso tutti combattenti che hanno perso la vita fra il 1915 e il 1918.
“La Prima guerra mondiale – spiega lo storico Antonio Gibelli – fu un evento di dimensioni inaudite che sterminò una intera generazione e segnò la fine della vecchia Europa, ma fu anche la prima grande esperienza collettiva degli italiani. Per la prima volta si trovarono fianco a fianco giovani provenienti da più regioni che parlavano dialetti diversi e la vita di coloro che non andarono al fronte fu segnata da uno sforzo che assorbì tutte le energie della nazione: le donne dovettero assumersi la responsabilità delle famiglie, svolsero lavori tradizionalmente maschili ed ebbero una presenza pubblica; i bambini, che vedevano il padre e i fratelli maggiori partire per il fronte, vissero per anni in un mondo che, attraverso i giornalini e i libri di scuola, parlava loro unicamente di guerra”.
Continua Gibelli: “Agli occhi degli europei essa ebbe il carattere di un’esperienza traumatica e, in qualche modo, indimenticabile, di una ferita che si poteva bensì cicatrizzare e occultare, ma non cancellare. In certe regioni della Francia capita ancora che i contadini, dissodando la terra, portino allo scoperto tracce di bossoli o resti di ossa umane lasciati dalle tremende battaglie che allora vi si svolsero”.
“Qualcosa del genere può accadere sull’altopiano del Carso o sulle montagne del Trentino, che furono teatro degli scontri tra italiani e austriaci. Chi visiti oggi quel territorio, seguendo una delle tante guide storico-escursionistiche confezionate allo scopo, vedrà il terreno solcato da camminamenti, segnato da resti di fortificazioni e disseminato qua e là di rottami: cascami di uno scontro immane nel quale migliaia di uomini vissero lunghe attese e morirono contendendosi rabbiosamente pochi chilometri o addirittura poche centinaia di metri di terreno”.
“Ma la memoria della Grande Guerra va al di là dei resti materiali che essa ha lasciato nel paesaggio del fronte: è disseminata nel territorio nazionale, pressoché in ogni comune, affidata a monumenti, lapidi ed elenchi di caduti spesso più lunghi di quelli relativi alle guerre successive compresa la seconda guerra mondiale. È questo il frutto di una campagna monumentale di proporzioni mai viste prima, che ebbe luogo nel dopoguerra nell’intento di celebrare e rendere permanente la memoria dell’evento appena concluso: testimonianza e conferma del peso straordinario che esso ha avuto nella storia nazionale».
E proprio questo “bisogno” di ricordare è il motivo delle targhe commemorative che si trovano nell’androne di Palazzo Pallavicini: il 27 maggio 1923 il Comune di Novi ricorda “i nomi dei figli morti in guerra affinché l’Italia fosse libera e grande”. I primi del lungo elenco sono due medaglie d’oro, il capitano Riccardo Bajardi e il tenente colonnello cav. Ramiro Ginocchio.

Riccardo Bajardi (1886-1917): “Diede costante esempio di calma e ardimento ai suoi soldati. Comandante di una compagnia, la condusse valorosamente all’attacco di forti posizioni nemiche. Ferito, continuò ad avanzare incitando i suoi all’ultimo sforzo. Colpito, una seconda volta e mortalmente, si trascinò sulla cima conquistata e gettò al nemico l’ultima sfida e ai suoi l’ultimo appello: Abbiamo vinto, avanti ragazzi! (Cima Sief, 20 settembre 1917)”.
Sicuramente l’omaggio più grande che la città di Novi volle tributare ai suoi combattenti è il viale della Rimembranza, un luogo che ancora oggi è frequentato da tanti novesi ed è una dei simboli della città. Sempre Mario Silvano nella sua bellissima pubblicazione ricorda che per l’inaugurazione del viale era uscito un numero unico intitolato appunto Viale della Rimembranza il 21 maggio del 1923. Si legge nel libro: “I corsi alberati con le targhette recanti i nomi dei caduti della Grande Guerra furono ideati, all’inizio degli anni Venti, da Dario Lupi, sottosegretario di Stato al Ministero della Pubblica Istruzione. A Novi si forma un comitato per realizzare tale proposito. Ne è presidente il professor Domenico Pizzarello, preside del liceo “Andrea Doria”. Il professor Pizzarello ricorda il profondo culto degli alberi nell’antichità: Solo il cristianesimo tolse loro il significato sacrale perché volle l’animo del popolo circonfuso di religione di più alto sentimento morale. Il rito che oggi si compie è straordinario: è la consacrazione degli eroi caduti per la Patria. L’onoranza qui compiuta fra il verde degli alberi germoglianti nell’alito della primavera che rinnova la vita, in mezzo al generale consentimento di passione e di amore, non è una cerimonia mesta, ma un culto lieto da noi compiuto per l’esaltazione di chi tutto ha saputo donare per la grandezza dell’Italia nostra”.
Accanto agli alberi ancora belli e imponenti, si trova il monumento ai caduti, due manufatti con lastre commemorative in marmo dedicato proprio a chi perse la vita in combattimento nella Grande Guerra. Nelle due lapidi vi è scritto: “Ai Caduti nella Grande Guerra MCMXV MCMXVIII O passeggero/ entrando pensa / che ogni albero di questo viale / vigila / custode propiziatore dei destini della patria/ lo spirito di un eroe/ egli ammonisce insegna/ tu impara rimembra venera/ sempre».
«Ai caduti nella Grande Guerra MCMXV MCMXVIII Ammonisce lo spirito/ Io ti ho data quella patria/ che per lungo secolo/ fu passione sospiro meta/ di precursori di martiri di eroi/ non turbare mai la pace/ se non vuoi turbare la pace mia/ per le tue opere/ ella sia sempre nel mondo/ faro di quella civiltà/ che solo amore e luce ha per confine”.

L’amministrazione comunale per ricordare il primo conflitto mondiale sta anche lavorando a una mostra che, probabilmente, verrà inaugurata nella prossima primavera nella quale verranno esposti i cimeli che gli alunni delle scuole cittadine avranno recuperato nelle soffitte che erano stati posseduti dai loro avi. E ancora una volta, come raccontato dallo storico professor Antonio Gibelli nel suo ultimo libro “La grande guerra. Storie di gente comune”, edito da Laterza, si ricostruirà la storia dei combattenti novesi, partendo “dal basso” da chi al fronte c’era e, attraverso i diari e le lettere alle famiglie, ha voluto testimoniarlo affinché nessuno dimenticasse il loro sacrificio.