Ilva, cinquanta tir in corteo. Ora si temono licenziamenti
Riuscita la manifestazione degli autotrasportatori. I novesi sopportano i disagi e solidarizzano con i camionisti. "Se non arrivano i nostri soldi dovremo licenziare", hanno fatto sapere i titolari delle aziende di trasporto. Fiom all'attacco: "Condividiamo la protesta, ma così si danneggiano tutti i lavoratori. Basta strumentalizzazioni".
Riuscita la manifestazione degli autotrasportatori. I novesi sopportano i disagi e solidarizzano con i camionisti. "Se non arrivano i nostri soldi dovremo licenziare", hanno fatto sapere i titolari delle aziende di trasporto. Fiom all'attacco: "Condividiamo la protesta, ma così si danneggiano tutti i lavoratori. Basta strumentalizzazioni".
NOVI LIGURE – Cinquantasette tir hanno percorso ieri mattina a passo di lumaca la strada tra lo stabilimento Ilva di Novi Ligure e il casello della A7 di Serravalle Scrivia. Protestavano contro il mancato pagamento dei viaggi effettuati nei mesi scorsi per corso dell’Ilva: i camion, appartenenti a diverse aziende di autotrasporto del novese (Transider, Mcm, Bricola Spedizioni, Lavagetti, per citarne qualcuna) hanno sfilato a velocità ridotta, facendo risuonare i clacson in tutta la città.
I mezzi pesanti, in formazione compatta, hanno percorso la 35 bis dei Giovi dando vita a un corteo che ha raggiunto anche i 4 chilometri di lunghezza, causando qualche disagio al traffico ordinario. La protesta si è svolta in maniera ordinata, e anche quando i camion hanno attraversato il centro città provocando lunghe code i novesi non si sono lamentati. In molti, anzi, hanno espresso la propria solidarietà attraverso i social network: “Oggi siamo tutti camionisti” è la frase che come un tam tam si è diffusa sulle pagine Facebook degli abitanti di Novi.
Il corteo, partito alle 9.30 dall’Ilva, si è sciolto intorno alle 13, con un paio d’ore d’anticipo rispetto a quanto previsto: i camionisti hanno infatti accettato di “accorciare” il tragitto della manifestazione, per non provocare troppi problemi alla viabilità.
Passata la protesta, è già tempo di occuparsi delle possibili soluzioni. Le aziende di autotrasporto che lavorano per l’Ilva da circa 7-8 mesi non ricevono più i pagamenti per i viaggi effettuati e si sono riuniti in un presidio davanti allo stabilimento, bloccando i cancelli: domani comincerà la quarta settimana di presidio. I titolari delle imprese hanno fatto sapere che – se la situazione non si risolverà – potrebbero essere costretti a licenziare autisti e impiegati: si tratta di circa 250 persone.
Intanto il segretario provinciale della Fiom-Cgil risponde alle accuse degli autotrasportatori, secondo cui i sindacati dei metalmeccanici non sarebbero stati solidali con i camionisti. “Sia le rsu di fabbrica che molti lavoratori dell’Ilva hanno spesso portato la loro solidarietà – ha detto Mirko Oliaro – Condividiamo l’iniziativa dei camionisti perché a volte questo sembrerebbe l’unico modo per farsi ascoltare. Ma il blocco sta portando anche problemi agli stessi lavoratori dell’Ilva posti ‘in solidarietà’ per il conseguente fermo delle produzioni”.
“Sono ormai anni che i lavoratori, tutti, stanno subendo una situazione di estrema precarietà dovuta alla scellerata gestione della famiglia Riva – dice ancora Oliaro – Questo però non può giustificare che imprenditori (e non lavoratori né sindacati di categoria), chiamino allo sciopero di solidarietà quegli stessi operai che spesso sono stati lasciati soli nelle loro iniziative di lotta (ricordiamo ad esempio il corteo del luglio scorso)”.
“Crediamo che l’attenzione dovuta ai problemi dei lavoratori delle ditte coinvolte sia prioritaria, almeno quanto quella degli operai e impiegati dell’Ilva. E crediamo che strumentalizzare una situazione già complicata non sia di interesse per nessuno a meno di voler alimentare una lotta ‘tra poveri’ che non siamo disposti ad accettare”, conclude il segretario provinciale della Fiom Mirko Oliaro.