Riforma dei parchi, “necessario rivederne l’impianto”
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Lucia Camussi - l.camussi@ilnovese.info  
12 Febbraio 2015
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Riforma dei parchi, “necessario rivederne l’impianto”

In attesa che la Commissione Ambiente della Regione Piemonte torni a riunirsi - lo farà oggi, giovedì 12, alle ore 13.00 - e prosegua i lavori di consultazione sul disegno di legge 90 che prevede una serie di modifiche al Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità, si moltiplicano le voci contrarie all’impianto della riforma

In attesa che la Commissione Ambiente della Regione Piemonte torni a riunirsi - lo farà oggi, giovedì 12, alle ore 13.00 - e prosegua i lavori di consultazione sul disegno di legge 90 che prevede una serie di modifiche al Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità, si moltiplicano le voci contrarie all?impianto della riforma

POLITICA – In attesa che la Commissione Ambiente della Regione Piemonte torni a riunirsi – lo farà oggi, giovedì 12, alle ore 13.00 – e prosegua i lavori di consultazione sul disegno di legge 90, “Riordino del sistema di gestione delle aree protette regionali e nuove norme in materia di Sacri Monti” che prevede una serie di modifiche al Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità, si moltiplicano le voci contrarie all’impianto della riforma.

“In tutti gli ambiti di programmazione che fanno capo alla Regione sono necessarie riforme che mirino a contenimento dei costi, semplificazione e riorganizzazione della governance in ambiti territoriali omogenei – riconosce Domenico Ravetti, consigliere regionale in forza al Partito Democratico e che fa parte della Commissione Ambiente – Questo discorso vale anche per il progetto di riordino dei parchi, che dovrebbero essere accorpati in sei enti di gestione con un modello di governo dei processi decisionali più snello dell’attuale. Pur condividendo l’impianto generale della proposta, per la provincia di Alessandria ritengo necessari ulteriori approfondimenti sul destino del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo, che per le sue caratteristiche (dimensioni, area appenninica, non continuità territoriale con altri parchi) potrebbe rispondere in autonomia alle finalità di efficienza ed efficacia cui tende la riforma”.

Le aree protette della nostra Regione sono attualmente affidate a 14 Enti di gestione, il disegno di legge li ridurrebbe a 9.
L’accorpamento, nelle intenzioni degli assessori Valmaggia e Parigi, avrebbe come obiettivo la riduzione dei costi legati alle dirigenze, in armonia con la continua riduzione delle risorse regionali destinate ai parchi, che attualmente ammontano a circa 23 milioni di euro all’anno, di cui 19 destinati a coprire i costi del personale.

“In realtà la riforma, a fronte di impalpabili risparmi, rischia di generare dei costi occulti – afferma Giorgio Bertola, capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle – Molte delle realtà accorpate sono infatti dislocate su territori molto ampi, in alcuni casi non contigui, e non si è tenuto conto dei costi legati alla logistica, oltre ai costi amministrativi correlati al cambio di denominazione delle aree protette. Gli accorpamenti di aree non contigue e disomogenee tra di loro sminuisce inoltre le peculiarità di ciascun sito, venendo meno all’obiettivo della loro valorizzazione”.
Bertola fa una proposta diversa. “Un primo passo per la riduzione dei costi potrebbe invece essere rappresentato dalla centralizzazione degli acquisti di beni e servizi da parte degli enti di gestione, ipotesi non presa in considerazione dalla giunta.
 

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