“Ma noi i compiti li facevamo da soli”
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Angela Agostino Gasparo  
16 Febbraio 2015
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“Ma noi i compiti li facevamo da soli”

I ragazzi che studiano da soli esistono ancora. Ma chi non lo fa per un motivo o per l'altro deve essere lasciato a se stesso? Quelli che hanno delle difficoltà, li possiamo liquidare come immaturi e lasciare che si arrangino?

I ragazzi che studiano da soli esistono ancora. Ma chi non lo fa per un motivo o per l'altro deve essere lasciato a se stesso? Quelli che hanno delle difficoltà, li possiamo liquidare come immaturi e lasciare che si arrangino?

OPINIONI – “Ma noi i compiti li facevamo da soli”. Alzi la mano chi non ha pensato almeno una volta questa frase ascoltando i discorsi dei genitori alle prese con i compiti a casa dei propri figli.
Sono sicura che ogni pomeriggio a pensarlo sono gli stessi genitori mentre affrontano esercizi di matematica, inglese, italiano e quant’altro.
Ed è senza dubbio vero che oggi i genitori aiutino e affianchino i figli nel fare i compiti molto più di quanto non avvenisse in passato. Sul perché questo accada le persone si dividono almeno in tre categorie.
Prima categoria: la colpa è tutta dei ragazzi, con la testa ai videogiochi e a internet, che non hanno voglia di impegnarsi.
Seconda categoria: la colpa è tutta degli insegnanti, che non sono più quelli di una volta, non spiegano e sono interessati solo allo stipendio di fine mese.
Terza categoria: la colpa è tutta dei genitori, che sono sempre pronti a spianare la strada a propri figli, deresponsabilizzandoli.

Non sono d’accordo con nessuna delle tre categorie. Innanzitutto i ragazzi che studiano da soli esistono ancora. Ma chi non lo fa per un motivo o per l’altro deve essere lasciato a se stesso? Quelli che hanno delle difficoltà, li possiamo liquidare come immaturi e lasciare che si arrangino?
Quanti di noi, soprattutto durante le scuole medie, se fossimo stati spronati in altra maniera, forse avrebbero fatto altre scelte? Poi bisogna ammettere che la soglia di attenzione dei ragazzi si è tragicamente abbassata e hanno attorno a loro sistemi del tutto diversi da quelli che hanno avuto a disposizione le generazioni precedenti.
Altrettanto complesso è il capitolo della categoria insegnanti. Restando su considerazioni generali: basti pensare a quante riforme hanno dovuto adeguarsi in questi anni, è cambiato persino il percorso formativo necessario per ottenere la sospirata abilitazione.
Infine, loro i genitori, che comunque fanno, sbagliano. Se seguono troppo i figli, sono oppressivi, se cercano di farli camminare con le proprie gambe passano per figure assente. Ci sono anche trasmissioni televisioni che dettano le regole del perfetto genitore, come se questo fosse davvero possibile.

Trovare una via d’uscita non è semplice. A me vengono in mente i metodi con cui “una volta” si insegnava a nuotare: c’era l’istruttore che buttava il malcapitato al centro della piscina e c’era chi faceva esercitare i ragazzi con la tavoletta. Ecco, io preferisco questo secondo approccio, un aiuto non può essere nocivo, basta che si sia disposti ad un certo punto ad avere il coraggio di togliere la tavoletta.  

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