Dissanguati d’umanità
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Dissanguati d’umanità

In un mondo sempre più frenetico ed assuefatto alla violenza rischiamo di perdere sensibilità ed empatia. Siamo sicuri che sia preferibile il mondo che stiamo costruendo oggi a quello del recente passato?

In un mondo sempre più frenetico ed assuefatto alla violenza rischiamo di perdere sensibilità ed empatia. Siamo sicuri che sia preferibile il mondo che stiamo costruendo oggi a quello del recente passato?

OPINIONI – Apparecchio la tavola e lo speaker del telegiornale annuncia “duecento morti al largo delle coste siciliane, uomini, donne e bambini”. Mescolo la minestra e lo speaker continua: “altri due ostaggi decapitati”, servo la cena e il giornalista commenta la morte di un giovane di 25 anni ucciso a calci da un ragazzo.

Un’ondata di violenza quotidiana ci raggiunge e ci oltrepassa come una radiazione innocua, magari ci disturba ma ormai siamo impermeabili, le emozioni sono superficiali e temporanee, durano quanto la notizia. Siamo dissanguati d’umanità, incollati per forza di gravità a una specie di nastro trasportatore che fa girare le nostre vite, spesso lontano da noi. Ci dimentichiamo di guardare il cielo, la terra e i nostri simili, orfani di quell’empatia che veicola il contatto con le storie, i sentimenti, le gioie e i dolori altrui.

Provo nostalgia per l’umanità rappresentata dal grande Eduardo: il mondo racchiuso in un cortile, le notizie trasmesse a voce da un balcone all’altro, gente povera e affamata ma ricca di “humanitas”, d’ingenua sapienza, abituata a condividere e a sognare.

Ora viviamo iperconnessi, globalmente, il nostro cortile è il mondo, sappiamo cosa succede in tempo reale in ogni angolo della Terra, ma prevale l’individualismo e spesso la massima partecipazione che ci concediamo è quella virtuale.

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