Con un Leopardi “Fuori misura” Andrea Robbiano tocca quota cento repliche
Lattore Andrea Robbiano torna a far parlare di sé per essere arrivato a quota cento. Centro repliche del monologo Fuori misura. Il Leopardi come nessuno ve lha mai raccontato, il ragguardevole traguardo è stato tagliato a Recanati, paese natio dellillustre poeta.
L?attore Andrea Robbiano torna a far parlare di sé per essere arrivato a quota cento. Centro repliche del monologo ?Fuori misura. Il Leopardi come nessuno ve l?ha mai raccontato?, il ragguardevole traguardo è stato ?tagliato? a Recanati, paese natio dell?illustre poeta.
NOVI LIGURE – L’attore Andrea Robbiano torna a far parlare di sé per essere arrivato a quota cento. Centro repliche del monologo “Fuori misura. Il Leopardi come nessuno ve l’ha mai raccontato”, il ragguardevole traguardo è stato “tagliato” a Recanati, paese natio dell’illustre poeta.
— Quando è partito il progetto relativo allo spettacolo su Giacomo Leopardi?
Il progetto è partito nella primavera del 2013, sono stato coinvolto da Valeria Cavalli, che è l’autrice del testo e da Claudio Intrepido che ne ha curato la regia, entrambi pilastri portanti della compagnia Quelli di Grock di Milano con i quali collaboro come attore dal 2009. Le prove sono state piuttosto rapide poiché sia con loro che con l’aiuto regista, Pietro De Pascalis, c’è un’intesa magica che fa sì che le parole per me scritte mi cadano sempre su misura, inoltre frequentandoli da tempo so esattamente quello che chiedono a un attore in scena e so quali proposte creative possono essere più vicine al loro stile teatrale. Dopo un’anteprima per operatori teatrali è stato chiaro che lo spettacolo, pensato per il pubblico giovane, era adattissimo anche a un pubblico adulto per questo ha debuttato nella stagione serale del Teatro Leonardo a gennaio del 2014 dove ha registrato, nella seconda settimana, il tutto esaurito.
— È stato difficile avvicinarsi a questo grande poeta italiano assai sensibile e che ha saputo tratteggiare così intimamente l’animo umano e portarlo in palcoscenico coinvolgendo soprattutto il pubblico più giovane?
Devo dire che l’impianto scelto dall’inizio sia da Valeria che da Claudio era già perfetto per avvicinare i più giovani: la storia di un insegnante precario che alla sua prima supplenza si trova ad affrontare il Leopardi denunciando subito la sua inadeguatezza all’autore e i suoi timori nel rapporto con gli alunni. Un abbrivo decisamente comico che porta per mano i ragazzi dentro alle corde più profonde del poeta e dentro al suo dramma biografico. Proprio per questo motivo hanno dato massima libertà alla mia naturale attitudine a dialogare col pubblico direttamente e a stare in ascolto delle reazioni emotive dei ragazzi.

«È stata la prima volta da quando faccio questo lavoro che sono entrato in scena con un filino di ansia, con un peso di responsabilità più grande di quello che sento normalmente. Inconsciamente credevo di trovarmi dei piccoli esperti di letteratura leopardiana pronti a criticare qualunque inesattezza. In realtà erano ragazzi come tutti quelli che ho incontrato nella lunga tournée su e giù per l’Italia, desiderosi di sorridere e di emozionarsi ma con i classici pregiudizi sul poeta. Avviata la replica e prese le misure mi è rimasta, nella seconda parte dello spettacolo, solo un’emozione indescrivibile e quasi indomabile nel parlare e raccontare di quello che 200 anni fa stava a pochi passi da me. Credo di aver fatto mezz’ora di spettacolo con gli occhi perennemente lucidi.
— Tralasciando il “capitolo Leopardi”, a quando una pièce su Guido Gozzano e la sua… amica di nonna Speranza?
Gozzano è uno dei poeti che ho sempre adorato durante gli studi. E il caso ha voluto che durante una replica a Roma io abbia avuto l’onore a incontrare il suo piccolissimo pro-nipote che era venuto a vedere proprio “Fuori Misura” con la scuola. Ovviamente conservo un suo autografo nel mio materiale di scena. Non ho mai pensato francamente a fare uno spettacolo su di lui, anche se anni fa come Teatro del Rimbombo abbiamo usato alcune sue poesie. Credo che quando si ha a che fare con un vero e proprio mito dell’adolescenza l’avvicinamento teatrale sia molto più delicato e si abbia anche il dovere di salvaguardare quell’innamoramento come una cosa preziosa senza metterci le mani maldestramente.
— Tu sei stato tra i promotori e fondatori della scuola di teatro a Castelnuovo Bormida. Si è data nuova vita a una chiesa sconsacrata trasformandola in teatro. Come sta procedendo “l’esperimento”? Quale spa-zio può avere e offrire un piccolo Comune come Castelnuovo al teatro?
“L’esperimento è diventato in pochi mesi una realtà concretissima. Abbiamo già dovuto raddoppiare le repliche degli spettacoli messi in stagione (tutti di produzione del Teatro del Rimbombo). Il pubblico sta rispondendo in maniera molto positiva alle nostre proposte e la scuola ha raddoppiato le sue classi nel giro di pochi mesi. Credo che quando si incontrano persone disponibili e aperte come l’amministrazione di Castelnuovo e quando si dimostra la volontà di fare cultura e spettacolo con la devozione e l’allegria di cui il nostro gruppo è pervaso non esistano luoghi più o meno adatti. Come in tutti gli ambiti sono sempre gli esseri umani a costruire progetti grandiosi, a prescindere che decidano di farlo in una grande metropoli o in un piccolo comune del basso Piemonte.
— Puoi anticipare ai nostri lettori i tuoi prossimi impegni?
“Nel breve termine c’è sicuramente il prossimo appuntamento della nostra stagione: la ripresa di “Favola Jazz”, in scena nel nostro teatro il 18 e il 25 aprile, commedia acutissima e brillante scritta da Enzo Buarnè, di cui ho curato la regia. Tra maggio e giugno invece si concluderanno tutti i nostri laboratori e quelli che tengo personalmente tra il Piemonte e la Lombardia. Con la compagnia Quelli di Grock sono in arrivo due grosse novità per la prossima stagione di cui, però, non posso rivelare i dettagli, una delle due però sarà una prova davvero stimolante per il sottoscritto. Come progetto personale, tra gli altri, ho intenzione di dare sviluppo a un progetto su cui rifletto e lavoro da anni che ha come tema le terapie applicate ai diversamente abili e che ho intenzione di intitolare provocatoriamente: “Tarpea”.