Tra spiritualità e natura, a Spazio Arte la mostra personale del tortonese Acerbi
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Elena Carrea - redazione@ilnovese.info  
8 Aprile 2015
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Tra spiritualità e natura, a Spazio Arte la mostra personale del tortonese Acerbi

Evocatore di dimensioni di là dalla concretezza sensoriale, della mente e dello spirito, Sergio Acerbi, con la personale “I miei alberi”, a Spazio Arte di Gavi propone un percorso attraverso uno dei simboli espressivi, l’albero appunto, presente fin dagli esordi nella sua ricerca pittorica

Evocatore di dimensioni di là dalla concretezza sensoriale, della mente e dello spirito, Sergio Acerbi, con la personale ?I miei alberi?, a Spazio Arte di Gavi propone un percorso attraverso uno dei simboli espressivi, l?albero appunto, presente fin dagli esordi nella sua ricerca pittorica

GAVI – Fuggire dalle guardie di ordini spesso incomprensibili quando non inaccettabili, feroci soldati tedeschi, pattuglie di gendarmi incalliti. Rifugiarsi tra le braccia di un bosco, tra rami di alberi, un albero. Una pressione sul tronco – solo tu lo conosci – e via. Un passaggio, il calore di una stanza segreta. O una botola in casa, magari, che da un sotterraneo conduca in aperta campagna, un pagliaio, un’auto, un travestimento, una corriera per oltreconfine. E da questi luoghi d’altrove per altri altrove, chissà, volando su mongolfiere, spicchi di colore tra un tocco di bianco e distese d’azzurro. Laggiù, la materia del mondo è una visione al caleidoscopio, una sgocciolatura di toni levigati che diffondono luce.
Quest’allegoria, questa narrazione di sogni ricorrenti fin dalla sua infanzia, valga ad accompagnare la mostra di Sergio Acerbi [nella foto insieme al chitarrista Paolo Bonfanti, che si è esibito all’inaugurazione della personale]. 

Evocatore di dimensioni di là dalla concretezza sensoriale, della mente e dello spirito, questo noto artista tortonese, con la personale “I miei alberi”, a Spazio Arte di Gavi propone un percorso attraverso uno dei simboli espressivi, l’albero appunto, presente fin dagli esordi nella sua ricerca pittorica. Nei dipinti, per lo più a olio su tela, la figura dell’albero, emblema in molte culture della comunicazione tra terreno e ultraterreno, è ridotta a linee essenziali. Uscito dal bosco, raggiunge spazi via via sempre più sgombri, resi da onde di verde e celeste. Spoglio di foglie, agli occhi dell’osservatore attento le sue radici appaiono mobili, mobili i suoi rami. Fluido, il suo tronco danza a un vento interno al quadro e veste tonalità di fiaba, viola, azzurro. In questa gestualità liquida dell’albero forse s’intuisce il mistero della fuga raccontata da Acerbi, presente nelle sue visioni di ragazzo, di uomo. Forse, è questa una traccia di quel viaggio nella spiritualità che, trapelando dalla sua opera, connota la poetica di quest’artista, attivo dagli anni ottanta e oggi presente in prestigiose collezioni private, come quella dell’ex premier russo Gorbaciov, e an-noverato nel Catalogo dell’Arte Moderna Mondadori-Cairo.

La mostra rimarrà aperta fino al 26 aprile, in Corte Zerbo. Orari: da giovedì a domenica, dalle 16.00 alle 19.00. Entrata libera.

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