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Il suono dei tamburi
Lamine suona le percussioni africane, in particolare i tamburi bassi detti Dun Dun. E' stato uno dei primi componenti dellorchestra Multietnica Furasté. La storia di Lamine è una storia di sacrifici e attese ma è anche una storia di musica e amicizie....
Lamine suona le percussioni africane, in particolare i tamburi bassi detti ?Dun Dun?. E' stato uno dei primi componenti dell?orchestra Multietnica Furasté. La storia di Lamine è una storia di sacrifici e attese ma è anche una storia di musica e amicizie....
OPINIONI – La storia di Lamine è una storia di sacrifici e attese ma è anche una storia di musica e amicizie. E’ in Italia da tanti anni ma originario del Senegal. Da poche settimane ha concluso il suo iter burocratico con l’arrivo della moglie Marième e la piccola Astu. Finalmente la famiglia si è riunita e le aspettative per il futuro sono tante. Lamine lavora da oltre cinque anni come operaio presso una grande azienda dell’alessandrino. Il suo lavoro è fatto di giornate piene o turni di notte. Solo la domenica si concede il meritato riposo dedicandosi alla sua grande passione, la musica. Lamine suona le percussioni africane, in particolare i tamburi bassi detti “Dun Dun”, strumenti costruiti ancora a mano con legno, corda e pelle di animale. La sua musica è tradizionale del suo paese ma lui ama “contaminarla” suonando assieme a diversi musicisti provenienti da molte parti del mondo. Lamine è stato uno dei primi componenti dell’orchestra Multietnica Furasté ma suona spesso con altri gruppi, anche italiani. L’importante è fare musica! Lamine è sempre stato molto solare ma l’arrivo della moglie e della figlia hanno reso il suo viso ancora più gioioso. E’ un vero piacere incontrarlo e fermarsi per strada a chiacchierare un po’ con lui. In Senegal ha lasciato la famiglia originaria, la madre regina della casa e il padre custode delle tradizioni. I suoi due fratelli e le sue due sorelle sono anche loro sparse per il mondo, tra Olanda e America. Solo ogni due o tre anni si ritrovano tutti insieme nella casa di famiglia nella Medina di Dakar, in Senegal.
La gioventù di Lamine è stata caratterizzata da sole, mare, colori accesi, profumi speziati, suoni tribali, poche risorse ma tanta allegria e voglia di migliorare. In Italia la sua vita è molto diversa e scandita da orari ben precisi da rispettare. Non è sempre facile ma grazie al suo buon carattere e alla sua voglia di fare si è fatto tanti amici e non si è mai tirato indietro. Ha conquistato la fiducia di tanti e non ha risparmiato generosità con i suoi connazionali. Insomma la storia di Lamine è proprio una storia di buona integrazione e, in questo caso come in tanti altri, “integrazione” non è “assimilazione”. Il suo percorso dimostra quanto sia a doppio senso l’apporto in termini di ricchezza tra il paese ospitante e il migrante. L’integrazione prevede diversi diritti e diversi doveri che è giusto rispettare ma comprende anche un insieme di conoscenze e scoperte che arricchiscono la società e le persone. Lamine ha cambiato la sua vita in Italia ma in questi anni ha cambiato anche il modo di vedere e percepire le cose e i problemi di tante altre persone.