La fortuna di essere nel cerchio blu
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La fortuna di essere nel cerchio blu

La recente tragedia del mare e le inaccettabili diseguaglianze del mondo spiegati ai bambini di 5 anni

La recente tragedia del mare e le inaccettabili diseguaglianze del mondo spiegati ai bambini di 5 anni

OPINIONI – I miei alunni più grandi hanno 5 anni, parliamo di scuola dell’infanzia. Un giorno ho proposto un gioco: li ho invitati a mettersi in riga, poi mi sono fermata davanti a ciascuno e toccandolo con una mano sulla spalla ho detto a voce alta: “rosso” oppure “blu”, in ordine casuale. Quindi ho disegnato sul pavimento con il gesso colorato due grandi cerchi, uno rosso e uno blu, e ho chiesto ai bambini di andarli a occupare in base al colore assegnato loro dalla sorte. Una volta riempiti i cerchi ho attaccato sulla maglietta dei rossi un cartellino con il segno “-” e sulla maglietta dei blu un cartellino con il segno “+”. Quindi ho spiegato lo svolgimento del gioco: “i bambini con il segno “+” sono i capi, decidono cosa fare e cosa dire, e sono anche i padroni dei giocattoli. I bambini con il segno “-“ non hanno nessun potere, devono ubbidire e non possono prendere i giocattoli”.

Terminata questa spiegazione ho subito dato il via. I bambini del cerchio blu hanno interpretato il loro diritto di supremazia cominciando a provocare i compagni con il segno “-“ in maniera più o meno scherzosa ma irritante, scatenando, alla fine, una specie di lotta. Le proteste dei rossi non si sono fatte attendere: “maestra mi dice così… non mi dà la macchinina, mi ha preso la sedia”. Mi sono limitata a ricordare che erano le regole di questo strano gioco ma che, volendo, avremmo potuto cambiare invertendo i ruoli: tutti i blu diventano rossi e viceversa. Naturalmente i bambini che avrebbero dovuto cedere il cartellino con il segno “+” hanno espresso un netto rifiuto mentre gli altri hanno rivendicato vivacemente il loro diritto di entrare nel cerchio blu. Li ho lasciati litigare un attimo, finché qualcuno ha gridato: “questo gioco è brutto”.
Era finalmente arrivato il momento di interromperlo e ho risposto a quel bambino: “si, hai ragione, questo è davvero un brutto gioco”.

Conversando spesso in classe di cartoni animati, supereroi, mostri, etc. abbiamo deciso di distinguere l’immaginazione dalla realtà parlando di “mondo della fantasia” e di “vita vera”. Ecco, al termine dell’attività che ho descritto, io e i miei bambini abbiamo fatto due chiacchiere, per riflettere un po’. Un brutto gioco si può interrompere e comunque i ruoli si possono sempre cambiare, invece nella “vita vera” le persone che sono finite, per caso, nel cerchio rosso, hanno un cartellino con il segno “-“ incollato addosso. Tutti quelli che nella “vita vera” sono capitati nel cerchio blu, come noi, non dovrebbero dimenticare e abbandonare quelli che hanno avuto la sfortuna di capitare nel cerchio rosso. I miei bambini di 5 anni hanno capito.

Mi sembra si sentire arrivare da lontano il lamento, il pianto, il grido di chi non voleva morire così. Non c’è stata politica, religione, ideologia o morale che abbia salvato quelle povere vite. Il mare ha inghiottito i naufraghi ma tutta l’umanità ora deve sentirsi alla deriva per quanto sta accadendo nel mondo e avere paura di naufragare senza pietà.

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