Farmacia “delle Iene”: titolare, 2 collaboratrici e 4 medici sotto accusa
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Redazione - redazione@ilnovese.info  
28 Aprile 2015
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Farmacia “delle Iene”: titolare, 2 collaboratrici e 4 medici sotto accusa

Indagini chiuse per la vicenda della Farmacia dell’Ospedale di viale Saffi a Novi Ligure che era salita agli onori della cronaca per una presunta truffa ai danni del servizio sanitario pubblico, smascherata dalla trasmissione tv. Indagati l'ormai ex titolare, due collaboratrici e quattro medici novesi.

Indagini chiuse per la vicenda della Farmacia dell’Ospedale di viale Saffi a Novi Ligure che era salita agli onori della cronaca per una presunta truffa ai danni del servizio sanitario pubblico, smascherata dalla trasmissione tv. Indagati l'ormai ex titolare, due collaboratrici e quattro medici novesi.

NOVI LIGURE – Indagini chiuse per la vicenda della farmacia “delle Iene”, la ex “Farmacia dell’Ospedale” di viale Saffi a Novi Ligure che era salita agli onori della cronaca all’inizio del 2012, per un servizio della trasmissione televisiva di Italia Uno in cui erano state filmate presunte truffe ai danni del servizio sanitario pubblico.

Il pubblico ministero ha inviato sette avvisi di conclusione delle indagini a tre farmaciste e quattro medici novesi. Si tratta, secondo quanto riporta La Stampa, di Pier Francesca L. Lavezzaro (65 anni, all’epoca titolare della farmacia) e delle sue collaboratrici Claudia M. G. Bianco (40 anni) e Valentina F. Bona (36 anni), oltre ai medici Francesco Bonomo (58), Nicoletta Zanni (48 anni), Giacomo A. Burrone (54 anni) e Gian Erminio Dagna (57 anni).
Sempre secondo quanto riporta il quotidiano, per i sette, a vario titolo, l’ipotesi di reato per cui si procede è quella di concorso in truffa ai danni dell’Asl.

Le Iene avevano scoperchiato le presunte attività illecite che si svolgevano nella farmacia di viale Saffi (che oggi ha cambiato nome in “Farmacia Nuova” ed è gestita da altre persone totalmente estranee alla vicenda) grazie a un infiltrato, un apprendista che aveva filmato i movimenti delle confezioni dei medicinali.
Secondo l’accusa, le ricette venivano modificate per dimostrare di aver venduto più confezioni rispetto a quanto fatto in realtà, per ottenere un rimborso maggiore da parte del servizio sanitario pubblico.

Sempre in base alla ricostruzione degli inquirenti, la truffa complessivamente avrebbe fruttato 13 mila euro: una somma tutto sommato bassa, che sarebbe il risultato di una serie di “mini illeciti” dell’importo di pochi euro ciascuno. Per mettere insieme i pezzi del puzzle, però, gli investigatori hanno dovuto esaminare 37 mila ricette riferite a 3.400 pazienti.

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