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Avviato il cantiere di Radimero. I No Tav: “non ci arrendiamo”
Dopo due anni di tentativi, ci hanno messo meno di mezza giornata gli operai di Cociv a cintare il terreno di Radimero, dove arriverà la "talpa", il macchinario utilizzato per lo scavo del tunnel di 40 chilometri per l'alta velocità. Ieri i No Tav hanno tentato di entrare nell'area di cantiere ma sono stati bloccati dalle forze dell'ordine in assetto antisommossa
Dopo due anni di tentativi, ci hanno messo meno di mezza giornata gli operai di Cociv a cintare il terreno di Radimero, dove arriverà la "talpa", il macchinario utilizzato per lo scavo del tunnel di 40 chilometri per l'alta velocità. Ieri i No Tav hanno tentato di entrare nell'area di cantiere ma sono stati bloccati dalle forze dell'ordine in assetto antisommossa
ARQUATA SCRIVIA – Dopo due anni di tentativi, ci hanno messo meno di mezza giornata gli operai di Cociv a cintare il terreno di Radimenro, dove arriverà la “talpa”, il macchinario utilizzato per lo scavo del tunnel di 40 chilometri per l’alta velocità. “La partita non è finita”, promettono gli oppositori alla grande opera che ieri, mercoledì, hanno tentato di organizzare una manifestazione in poche ore, dopo un tam tam di messaggi al telefono e sui social network, subito dopo la conferma dell’allestimento del cantiere di Radimero da parte di Cociv. Si sono ritrovati in una cinquantina, davanti ad uno schieramento di forze dell’ordine in assetto antisommossa. Di più non si poteva fare. Per il movimento era comunque importante lanciare un messaggio. “Fateci passare. Non avete diritto di bloccare la strada, noi non vogliamo lo scontro“, dicevano i manifestanti dal megafono, ma il blocco di polizia e carabinieri non si è sciolto.
I No Tav, che hanno voluto raggiungere comunque il terreno del presidio permanente, davanti al cantiere, hanno dovuto aggirare i blocchi, salendo su una lieve scarpata. Neppure un disabile in carrozzella è stato lasciato passare dal cordone a protezione del cantiere.
Per tre volte Cociv ha tentato di espropriare il terreno su cui arriverà la “talpa”, il macchinario per la perforazione dell’appennino, da Arquata a Genova. Per tre volte i manifestanti glielo hanno impedito. Il Prefetto di Alessandria Romilda Tafuri aveva chiesto alle forze di polizia di non forzare i presidi. E così era stato.
Il 31 luglio sarebbe scaduta il decreto di pubblica utilità. Quel terreno, Cociv, lo avrebbe dovuto prendere, salvo perderlo definitivamente. La soluzione l’ha fornita il codice civile, articolo 586: in assenza di eredi, la proprietà di case e terreni passa all’agenzia del Demanio.Due settimane fa da una visura catastale risulta che il terreno è diventato di proprietà dello Stato. Ieri mattina gli operai delle aziende hanno posizionato la rete da cantiere. In tempo record. Nel pomeriggio i No tav si sono radunati per “dare una prima risposta a Cociv”. Non erano in molti. E lo spiegamento di forze dell’ordine li ha fatti desistere dal tentare altre mosse.
“Non ci arrendiamo, resisteremo. Se non oggi, domani o nei prossimi mesi, quelle reti cadranno”, hanno promesso.