Colori cangianti e bagliori improvvisi, la natura secondo Labar
Un profumo salmastro e un barbaglio di luce da distese di mare incontreranno gli occhi dei visitatori che entreranno questo mese a Spazio Arte di Gavi. La personale presentata nella piccola galleria in Corte Zerbo, infatti, è un tuffo nella natura marina, nel paesaggio e nelle alchimie dei suoi colori cangianti
Un profumo salmastro e un barbaglio di luce da distese di mare incontreranno gli occhi dei visitatori che entreranno questo mese a Spazio Arte di Gavi. La personale presentata nella piccola galleria in Corte Zerbo, infatti, è un tuffo nella natura marina, nel paesaggio e nelle alchimie dei suoi colori cangianti
GAVI – Un profumo salmastro e un barbaglio di luce da distese di mare incontreranno gli occhi dei visitatori che entreranno questo mese a Spazio Arte di Gavi. La personale presentata nella piccola galleria in Corte Zerbo, infatti, è un tuffo nella natura marina, nel paesaggio e nelle alchimie dei suoi colori cangianti, nei fendenti dei bagliori improvvisi, negli equilibri tra l’apertura di spazi blu senza contorni netti e i morbidi profili di onde, foglie, ciottoli, gabbiani e cormorani in volo. Solo un piccolo spaccato, uno scorcio recente della vasta opera di Labar, alias Pietro Labarbiera, artista internazionale che l’associazione vallemmina questo mese ha l’onore di ospitare. Nato a Messina, piemontese d’adozione, oggi Labar vive nell’alessandrino, in un palazzo nobiliare di fine seicento a Villadeati, restaurato e attualmente sede di convegni e manifestazioni culturali.
La poetica di Labar, artista “a tutto tondo”, autodidatta, incisore, pittore, scultore di bronzo e legno e altro ancora, senza mai venir meno all’attenzione per il disegno e la figura nell’immagine, al momento riflette l’interesse dell’autore per il pensiero zen, l’attenzione alla semplicità delle simmetrie naturali in cui si schiudono i misteri dell’essere. Nei dipinti esposti, a olio su pregiata tela di lino con telaio fabbricato a mano, frutto di una meticolosa preparazione che ha origine da una sinopia, il segno appare, dunque, semplice e anche accuratissimo nel tracciare le rotondità di un sasso emergente dalla trasparenza della corrente o le spirali di una conchiglia. Tra le esposizioni, che l’hanno portato in viaggio dall’Atlantic Gallery di New York alla Galerie du Lac a Nyon in Svizzera, si pone in rilievo la personale alla Formes Gallery di Osaka e, quindi, di Tokio, esperienza fondamentale per questo artista, cultore delle Muse, dell’arte e della scienza.
La mostra rimarrà aperta fino al 28 giugno, dal giovedì alla domenica (16.00-19.00, ingresso libero).