Sfalcia e martello
Home

Sfalcia e martello

I pregiudizi sono duri a morire, le rivendicazioni politiche sono ormai soltanto prassi strumentali e il cosiddetto buonismo ha prodotto più danni che benefici, morale: chiunque ha parte di ragione, finendo con l’avere tutti torto. Può riassumersi così la situazione che nella nostra realtà locale, di pari passo con quella nazionale, emerge dai commenti e dalle prese di posizione sul tema dell’immigrazione

I pregiudizi sono duri a morire, le rivendicazioni politiche sono ormai soltanto prassi strumentali e il cosiddetto buonismo ha prodotto più danni che benefici, morale: chiunque ha parte di ragione, finendo con l?avere tutti torto. Può riassumersi così la situazione che nella nostra realtà locale, di pari passo con quella nazionale, emerge dai commenti e dalle prese di posizione sul tema dell?immigrazione

OPINIONI – I pregiudizi sono duri a morire, le rivendicazioni politiche sono ormai soltanto prassi strumentali e il cosiddetto buonismo ha prodotto più danni che benefici, morale: chiunque ha parte di ragione, finendo con l’avere tutti torto. Può riassumersi così la situazione che nella nostra realtà locale, di pari passo con quella nazionale, emerge dai commenti e dalle prese di posizione sul tema dell’immigrazione che ci coinvolge, sì, ma almeno per ora non ci sommerge: 433, infatti, secondo i dati della competente Commissione Regionale gli stranieri appena affluiti nell’alessandrino, a fronte di poco più di 3.500 persone nell’intero Piemonte. Nessuna invasione, quindi e nessun rifugiato, o emigrante, da ospitare nel cortile di Giulio Massobrio, secondo quanto suggeriva un commento al suo ultimo pezzo proprio su questa pagina.

Un commento che però riflette, purtroppo, un comune quanto inestirpabile “sentire”, proprio perché radicato sì nel pregiudizio, ma cementato da non pochi elementi di verità. Il pregiudizio, infatti, impedisce di comprendere che proprio il ritenere la nostra società evoluta e differente da altre, fa sì che tutti i fenomeni sociali – dalla cura delle malattie, alla gestione dei trasporti, o dei flussi migratori – vadano affrontati con l’utilizzo di fondi pubblici, pagati dalle tasse di tutti quanti noi cittadini per bene, e non attraverso la carità individuale.

Gli elementi di verità, per contro, derivano dal constatare che i metodi finora adottati per cercare di risolvere tali evenienze, da parte di chi le dovrebbe appunto amministrare, sono del tutto privi di alcuna strategia politica a lungo (e anche a medio) termine. Un atteggiamento miope, perennemente stagnato sul versante dell’eterna accoglienza, anziché quello dell’integrazione e basato sulla tutela della “multiculturalità”: un concetto indefinito che, invece di amalgamare i vecchi e i nuovi cittadini di un Paese li separa. In un malinteso senso del rispetto reciproco, che a volte impone regole inaccettabili ai primi (vedi l’assurdo e strumentale presepio negato a scuola), e sempre relega i secondi ai soli spazi pubblici e condivisi, consentiti dai folclori delle cene etniche.

E dire che di esperienza in materia di immigrazione, per quanto interna, proprio su questo territorio ce ne sarebbe tanta: nel novese, per esempio, si racconta che quando a dirigere l’emergenza delle decine e decine di famiglie meridionali in arrivo c’era il sindaco “a vita” Armando Pagella, quest’ultimo negò la costituzione di un circolo “Calabrese” a un gruppo di immigrati che gliene aveva fatto richiesta: «Nulla contro la Calabria – disse loro – ma adesso siete a Novi Ligure ed è novesi, che dovete diventare». Nessuno sano di mente, allora e a cominciare dagli stessi immigrati, pensò di inquadrare come razzista lo “stalinista dal cuore tenero” Pagella. Per la semplice ragione che si trattava di una persona credibile, certo, ma soprattutto perché – con tutti i limiti del suo partito e del suo tempo – chiamava le cose col proprio nome, senza il timore di adottare scelte impopolari: gli bastava che fossero scelte giuste. Quello cui assistiamo oggi, invece, appare come un enorme calderone dove tutto si mescola nel solo intento – impossibile – di accontentare tutti, senza risolvere nulla. Se è pur vero, infatti, che non è credibile l’ex sindaco di Alessandria Piercarlo Fabbio quando indossa l’insolita veste di sindacalista dei lavoratori stranieri nella sua città, come negare, però, l’inadeguatezza dell’iniziativa, improvvisata e patetica, adottata dall’attuale prima cittadina, Rita Rossa, nel mandare allo sbaraglio alcuni «presunti profughi» stranieri a falciare l’erba al cimitero comunale, sorvegliati dai bersaglieri in congedo?

E per quanto surreale possa sembrare di dover riconoscere al sodale di Fabbio, Emanuele Locci, una qualche apprensione per il corretto apprendimento dell’italiano da parte dei cittadini stranieri residenti sul nostro territorio, come ignorare l’evidente malafede di affidare, sempre da parte di Palazzo Rosso, l’organizzazione di un corso di lingua a un sindaco del biellese, militante nella stessa area politica? Pagandolo poco meno di quarantamila euro, per giunta, e senza neppure una gara d’appalto, nonostante disponibili in loco ci fossero molte altre analoghe e qualificate realtà in grado di operare. A Serravalle Scrivia, giusto per fare l’esempio di un posto dove il termine immigrazione non appare fuori luogo, c’è un’Associazione di promozione sociale, quindi senza fini di lucro, che negli anni passati ha portato decine di cittadini stranieri a conseguire addirittura la licenza media inferiore. Con un dettaglio in più: l’ha fatto gratis.

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione