Il Piemonte? Non più la regione dei grandi rossi
Una ricerca condotta sui giovani fino a 35 anni ci svela qual è la loro percezione del vino e come cambiano le modalità di consumo. Nella classifica dei primi venti si salva solo il Barolo
Una ricerca condotta sui giovani fino a 35 anni ci svela qual è la loro percezione del vino e come cambiano le modalità di consumo. Nella classifica dei primi venti si salva solo il Barolo
OVADA – Il Piemonte è la regione del Vino? La convinzione diffusa andrebbe forse rivista. Per lo meno se lo si chiede ai giovani tra i 18 e i 35 anni. Nella classifica dei venti vini preferiti dagli italiani in quella fascia d’età, solo uno è espressione della nostra regione. Al 6° posto c’è il Barolo, comunque in discesa. Al 21° posto c’è il Barbaresco. E’ il risultato di una ricerca condotta, in collaborazione con la Luiss di Roma e l’Istituto Marchigiano Tutela Vini, dal professor Gabriele Micozzi, esperto di marketing, consulente aziendale e docente all’Università Politecnica delle Marche. La ricerca è stata presentata all’edizione recente del Vinitaly di Verona ed è stata illustrata la settimana scorsa in una serata organizzata presso l’Enoteca Regionale di Ovada dal titolo “Giovani diVini”. Il podio, nella classifica della popolarità, se lo spartiscono Brunello di Montalcino, Amarone e, un po’ a sorpresa, Montepulciano d’Abruzzo. Al quinto c’è il Prosecco. Il Verdicchio, al settimo posto, è il primo bianco fermo. Inutile dire che non c’è traccia dei vini delle nostre zone. No Cortese, no Dolcetto, no Barbera sopravanzati da Lambrusco, Muller Turgau, Gewurztraminer, Traminer, Vermentino e Nero d’Avola.Risultati contraddittori. L’87% del campione intervista beve vino più o meno frequentemente. Due le fasce d’età prese in considerazione: sotto i 25 anni siamo all’82%, si sale al 92% fino a 35. Il 49% dice di preferire il vino, il 34% la birra, il 14% i cocktails, il 3% i superalcolici. Si inizia bere vino, prevalentemente tra amici: lo riferisce il 58% degli intervistati. Il 46% ne consuma meno di un bicchiere a pasto. Il 18% degli intervistati tra 18 e 25 anni dichiara di consumarne più di due bicchieri a pasto. La cena è il momento in cui bere vino per il 59%, l’aperitivo si ferma al 26%. Quasi un intervistato su due compra il vino al supermercato (46%). Altre modalità, la visita in azienda (18%), l’enoteca (13%). Il 53% dei maschi preferisce il vino rosso, il 59% delle femmine opta per il bianco.
La scelta del vino. Tra i maschi, il 21% sceglie il vino in base al territorio, il 18% in base al vitigno. Le femmine sono più attente alle certificazioni (16%), all’etichetta (11%). Il 71% degli intervistati è disposto a spendere anche il 25% in più se il vino è biologico. Per una bottiglia di vino il 36% degli intervistati è disposto a spendere fino a 5 euro, il 44% tra 5 e 10 euro, il 12% tra 10 e 20 euro. L’11% ha fatto corsi di degustazione, il 67% ha partecipato a eventi di degustazione.
Il peso della pubblicità. I brand alimentari più apprezzati dagli intervista sono, nell’ordine, la Nutella, il Prosciutto di Parma, la Ferrero, il Consorzio del Parmigiano Reggiano, la Barilla, la Illy, la Lavazza e il Grana Padano. Il 32% non crede a quanto scritto nelle etichette. Il consiglio che i giovani darebbero alle aziende agricole produttrici sono: la qualità senza compromessi, la trasparenza e l’onestà nella comunicazione, essere al 100% made in Italy, il miglioramento del confezionamento del prodotto. Per una minoranza di intervistati la qualità non è sufficiente. Specie nel caso del vino è necessario narrare il prodotto, costruire storie, itinerari legati al vino, proporlo unitamente al territorio di provenienza e alla cultura che lo esprime.